giovedì 10 ottobre 2024

Audioracconto - Due pistole all'ora del tè


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di cottonbro studio da Pexels


Il conte di Roccatetra e il marchese di Portotempesta non sopportano di trovarsi assieme nella stessa stanza, figuriamoci di parlarsi in modo civile. La duchessa Miranda, amica di entrambi, architetta un ultimo, disperato e bizzarro tentativo per riconciliarli. Il suo piano avrà il successo sperato?

Due pistole all'ora del tè
(racconto breve di genere thriller)

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/09/due-pistole-allora-del-te.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica:
Danse Macabre - Isolated Harp di Camille Saint-Saëns, eseguita da Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=exaSXgFvFUs);
Dreams Become Real di Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=rITgsMeBsuo);
Danse Macabre di Camille Saint-Saëns, eseguita da Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=VLR5RiRE0sw).

Immagini di: cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-scuro-barra-bar-7299586/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-caffe-tazza-colazione-6466304/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-letto-pila-lavoro-6466229/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cameriere-in-un-elegante-banchetto-6718542/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomini-nero-allenamento-camino-6832204/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-hanno-un-brindisi-6718695/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/sagoma-di-un-uomo-6719054/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-brindisi-brindare-caffe-6466292/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-vintage-biondo-lusso-7299458/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/un-uomo-in-camicia-bianca-a-maniche-lunghe-6715277/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-dormono-dopo-cena-vicino-al-tavolo-6728571/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-uomo-persone-notte-6715257/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-abito-completo-crimine-7265995/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-scuro-vintage-misterioso-7322156/), Anna Pou (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-te-tenendo-borsa-8329629/), İrem azra Topcu (https://www.pexels.com/it-it/foto/grammofono-antico-in-piedi-in-un-angolo-24380183/), Max Vakhtbovycn (https://www.pexels.com/it-it/foto/casa-impianto-pianta-tavolo-7061663/), Eduardo González (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-parete-muro-costume-21060126/), RDNE Stock project (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-medievale-natura-morta-scacchiera-7978836/), Maryna Miaskovska (https://www.pexels.com/it-it/foto/inviti-con-francobolli-su-superficie-rotonda-bianca-7868512/), Wayne Hollman (https://www.pexels.com/it-it/foto/vintage-riflesso-argento-natura-morta-17953623/), Tamilles Esposito (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-zucchero-caramella-dolce-15587532/), Ramby Magnaye (https://www.pexels.com/it-it/foto/ciotola-miele-cucchiaino-da-te-gocciolante-7102126/), hello aesthe (https://www.pexels.com/it-it/foto/piastre-mani-tazza-bevanda-16956823/), Lisa from Pexels (https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografico-blu-ceramica-tazza-caffe-734983/), Carlos Rodríguez (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-abiti-storici-20719323/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).

Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0.
Astioita ja lasia rikki / Glass, dishes, tableware break, table or a cupboard falls, mix di YleArkisto (https://freesound.org/people/YleArkisto/sounds/347496/) da freesound, sotto licenza Creative Commons: By Attribution 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/).

lunedì 7 ottobre 2024

Universum


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Yaroslav Shuraev da Pexels


Quando mi svegliai sdraiata sul lettino di ricostruzione sentii tendersi la pelle della schiena, nella zona lombare, e non appena mi mossi avvertii il fastidioso graffio della pellicola sterile contro le mie cicatrici. Non avevo bisogno di toccarmi o guardarmi allo specchio per capire che se ne erano aggiunte altre a quelle già esistenti. Tutti sapevano che il processo di smaterializzazione per trasformare il proprio fisico e la propria mente in un pacchetto di dati, e il successivo processo di ricostruzione per ritornare nel mondo fisico, per i pochi che si erano mai dati la pena di farlo, comportava sempre una percentuale di rischio di errore, e io ormai ero la persona vivente che aveva eseguito il processo di inserimento ed estrazione dai server più volte di chiunque altro.
Nessuna sorpresa che la mia pelle fosse diventata un quadro astratto, riarsa e crepata come la terra secca, percorsa da grumi biancastri che si susseguivano come onde.
Mi infilai la tuta cercando di non guardare, e ignorando il dolore che mi rivelava che gli errori di trascrizione non si fermavano alla superficie. Non potevo fare altrimenti. Io ero l'ultimo Guardiano dell'Universo.
Lo avevano chiamato così, Universum, quando i server erano stati per la prima volta accesi e presentati al mondo. La soluzione definitiva alla morte, un mondo ricostruito dove i più sfortunati, i bambini nati con una malattia rara, coloro il cui corpo era stato gravemente ferito da un incidente, e i ricchi anziani che non gradivano molto lasciarsi questo mondo e tutto quel che avevano accumulato alle spalle, potevano avere una seconda occasione a tempo indefinito. Come era stato un tempo promesso per la fallimentare criogenia, il contratto stabiliva che i cittadini di Universum avrebbero potuto optare per la ricostruzione una volta che la cura per la loro malattia fosse stata trovata, ma non era mai successo. In parte, perché nascondendo il problema sotto al tappeto chiamato Universum gli incentivi per la ricerca scientifica in campo medico erano drasticamente calati, e in parte perché chi si era costruito una vita in quel mondo virtuale in cui tutto era bloccato nel tempo non nutriva più il desiderio di avventurarsi in una realtà che nel frattempo era andata avanti, ed era completamente cambiata.
Ignoravano quanto fragile fosse la loro esistenza lì.
Il progetto era sopravvissuto alle controversie etiche, alle leggi sulla proprietà intellettuale che ormai vietavano di fare copie del contenuto di un cervello su supporto fisico, alla crisi energetica e a una tempesta solare che aveva spento mezzo emisfero una cinquantina di anni prima. Universum aveva superato tutto questo indenne solo perché era stato trasferito, pochi mesi dopo il suo avvio, in un bunker sotterraneo in una località segreta, ed era stato dotato di Guardiani che se ne prendessero cura.
Io e i miei compagni avevamo instancabilmente riparato ogni circuito danneggiato, mantenuto i generatori in funzione e sistemato ogni bug e ogni errore di programmazione che si fosse eventualmente presentato, lavorando da fuori o da dentro il sistema. Entrare periodicamente in Universum era stato inevitabile, anche per prolungare la nostra esistenza, soprattutto quando avevamo capito che il bunker era stato isolato e non avremmo più ricevuto alcun aiuto o sostituto dall'esterno.
Milioni di vite caricate in Universum dipendevano unicamente da noi.
Ma gli errori di trascrizione erano un problema inevitabile, e a ogni ingresso e ritorno il rischio che finissero per essere letali per noi Guardiani aumentava.
Avevo seppellito alcuni dei miei compagni; altri, al sentire l'approssimarsi di quel limite oltre il quale non osavano spingersi, erano semplicemente fuggiti. Si erano confusi tra i milioni di cittadini di Universum, certi di trovare l'anonimato nel numero e nella loro conoscenza di programmatori.
Illusi. Io avrei potuto rintracciarli facilmente, ma non lo avevo mai fatto. Non me la sentivo di costringerli a un passo che poteva risultare fatale.
A volte, sapere fin dove era possibile spingersi era un segno di intelligenza, non di codardia. Perciò li avevo lasciati alla vita che avevano scelto, mentre io perseguivo il mio dovere di Guardiano anche per loro.
Mi scaldai uno dei pasti precotti e mi misi davanti ai monitor a controllare gli avvisi e a seguire le stringhe di codice che scorrevano. Settori che si surriscaldavano, cali di energia, conflitti di sistema ricevevano il giusto codice di priorità nella mia routine di manutenzione. Alla fine del pranzo, avevo lavoro per una settimana prima di rientrare in Universum e trascorrervi, salvo imprevisti, un'altra ventina d'anni. Mi occupai prima dei danni più seri, perciò inizialmente ignorai gli allarmi dei sensori di movimento all'esterno della cupola del bunker. Poteva trattarsi di un banale smottamento, in effetti i tunnel esterni erano un po' instabili dopo tutti i decenni passati dall'ultima manutenzione, o di un malfunzionamento del sensore. Impossibile che qualcuno si avventurasse fin quaggiù.
In superficie probabilmente nemmeno si ricordavano più della nostra esistenza.
Procedetti di buona lena con la mia routine, e fu solo quando ebbi terminato di sistemare le faccende più urgenti, quelle che avrebbero causato lo spegnimento e il reset di Universum - terribile a dirsi, con tutte le vite di cui ero responsabile - o la corruzione dei dati in settori chiave, che mi presi la briga di valutare il problema del sensore esterno. Nel frattempo, gli allarmi sui pannelli di controllo relativi a quella zona si erano estesi, e molti altri sensori di movimento avevano segnalato l'impossibile presenza di qualcuno.
Valutai le possibilità. Un animale che avesse trovato la via per entrare da un condotto di aereazione? Un problema nella linea elettrica che aveva disconnesso via via i sensori, facendo così partire gli allarmi di default? O un altro Guardiano che aveva infine deciso di svegliarsi, e mi aveva preceduta nell'opera di manutenzione?
No, per quanto ci sperassi, quest'ultima ipotesi non era plausibile. L'altro Guardiano mi avrebbe lasciato un messaggio, o avrei comunque trovato traccia delle sue attività nella cronologia di sistema.
Per precauzione presi una pistola prima di avventurarmi a vedere di persona sul posto.
Non appena raggiunsi la sala dei server dove gli ultimi sensori si erano accesi, mi scappò un gemito di bocca e capii che avevo fatto bene a portare un'arma. Intento a scollegare un hard disk dopo l'altro, lo sconosciuto mi dava le spalle, e sussultò al suono del mio mugolio.
Evidentemente, nemmeno lui si aspettava di avere compagnia.
Mi umettai le labbra. Era da tanto, tantissimo tempo che non parlavo nel mondo fisico.
– Smettila immediatamente e girati.
L'uomo proseguì ancora a staccare cavetti, sbirciando indietro quel tanto che bastava a valutarmi come minaccia. Si accorse subito di avere una pistola puntata contro, perciò alzò le mani con un sospiro e si girò.
– Un Guardiano ancora in vita. Questa è una novità. Non ne abbiamo trovati, negli altri bunker dove hanno sistemato questa porcheria.
Accennò con disprezzo ai server alle sue spalle. La mia espressione confusa lo fece ridere.
– Altri bunker, già. Non lo sapevi? Qualcuno ci teneva dannatamente ad avere copie di backup di sé stesso, in caso qualcosa fosse andato storto. Come se una sola di queste robe non succhiasse già abbastanza energia.
Non ero al corrente di questo dettaglio, sempre ammesso che lo sconosciuto avesse detto la verità. Cercai di non darlo a vedere, mentre lo spronavo, nel tenerlo sotto tiro: – Allontanati dai server.
– Gli altri Guardiani sono tutti morti, come immagino sia capitato qui, se sei venuta ad affrontarmi da sola – disse ancora lo sconosciuto, facendo due passi in avanti. Il suo tono saccente non mi piaceva. – Abbiamo visto che cosa fa ai loro corpi andare e venire dalla cosiddetta "realtà" virtuale. La stessa cosa che sta capitando a te, da quel che vedo.
L'uomo sorrise delle mie cicatrici. Una fitta al fianco mi provocò una smorfia, ma mi sforzai di tenerlo sotto tiro.
– Peccato che non abbiano previsto un modo di tenere in stasi i corpi, mentre la mente è ridotta a una serie di impulsi elettrici in un pc. Ma se non venissero distrutti e ricostruiti ogni volta, tu saresti già morta, vero?
Altri due passi in avanti portarono lo sconosciuto più vicino a me che ai server.
– Fermati – gli intimai.
Lo sconosciuto sogghignò.
– Perché ti ostini a proteggere una macchina? Chi ti pagava ormai è morto da tempo. La stessa società che ha costruito tutto questo non esiste più.
– Milioni di vite dipendono da me.
Compresi i miei amici, pensai, i compagni con cui avevo iniziato questo lungo e solitario compito.
– Vite? – mi schernì lo sconosciuto. – Non c'è niente di vivo in un programma di computer. Tutti quelli che hanno caricato in quelle macchine una copia della loro mente sono morti secoli fa. Dimmi, spareresti davvero alla vita che hai di fronte per proteggere chi ormai non c'è più?
Nel dirlo, lo sconosciuto mi arrivò di fronte. Di scatto afferrò con le mani la canna della pistola. Riuscì a deviare la traiettoria dal suo corpo prima di sibilare: – Il mondo lassù sta morendo, lo sai questo? Sta morendo anche per colpa di queste schifose macchine che girano a vuoto da troppo tempo.
Lottai per il controllo della pistola, e nella colluttazione che ne seguì tra strattoni e colpi contro il mio corpo già martoriato, non mi resi conto di dov'era puntata quando infine riuscii a far fuoco.
Lo sconosciuto si afflosciò tra le mie braccia. Lo lasciai cadere a terra, dove prese a rantolare.
– Mi dispiace – dissi, ed ero sincera. – Ma sono responsabile di milioni di vite...
– Anch'io – mormorò lui, nel frugarsi fiaccamente nelle tasche. – Per questo... avevo... un piano di riserva.
L'uomo trasse di tasca un piccolo aggeggio con un pulsante rosso. Quando mi resi conto di che cosa intendeva fare, era già troppo tardi.
L'esplosione mi accecò e assordò e io caddi a terra. Il sistema antincendio si mise subito in funzione, spruzzando i suoi vapori candidi contro le fiamme, ma ormai era troppo tardi. Non avevo bisogno di tornare alla sala dei monitor e di trovarli inattivi per capire. I server erano a pezzi. Milioni di vite perdute per sempre. Il mio universo si era spento e io, un Guardiano ormai privo di scopo, ero l'unica superstite alla morte del mio mondo.

sabato 5 ottobre 2024

Nefasto

Nefasto [ne-fà-sto] agg. 1. Nella religione dell'antica Roma, detto di giorno segnato da cattivi presagi. 2. estens. Che fa presagire danni, disgrazie; funesto, che provoca risultati dannosi, infausto.

Etimologia: dal latino nefastus, da nefas "violazione della legge divina", composto da ne, "non", e da fas, "il giusto, l'onesto".



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Victor Moragriega da Pexels


Capii subito che non c'era altro modo di uscire da quell'assurda situazione, se non spiegando tutto a Marta. Ma prima era necessario impedirle di fare qualcosa di nefasto come far arrabbiare la soffitta.
– Non puoi rifiutarlo – le dissi, con le mani in tasca per evitare che lei mi mollasse la scatola del puzzle che mi stava tendendo. – È un regalo. Come ti sentiresti se qualcuno ti dicesse di riprenderti un regalo?
– Pensi che m'interessi qualcosa di offenderti? – sbottò Marta, con quell'inflessione perfida che aveva ogni tanto a scuola.
– Non me – precisai. – La soffitta.
Marta mi fissò come se fossi pazza.
Sospirai. – Lo so che non è facile da credere, ma... la soffitta è magica.
Non era il modo in cui l'avremmo definita noi. Noi dicevamo che era viva. Ma "magica" era un aggettivo abbastanza calzante, data la situazione.
– Pensaci, lo hai visto anche tu. Quel posto sembra infinito. E ha regole tutte sue, e tutte le cose perdute finiscono lassù, e... vieni con me.
Il modo migliore di dimostrarle che quel che dicevo era vero era di farle vedere la porta della soffitta. Una porta che cambiava a seconda dell'umore di quel luogo vivo e senza confini.
La presi per una manica e la trascinai in corridoio. Quando mi fermai di fronte alla porta delle scale, che era diventata vecchia e scrostata come se il piano di sopra fosse in disuso da tempo, pensai che Marta non avrebbe più potuto obiettare. Ma lei mi sorprese scoppiando a ridere.
– Oh, ma guarda, siete arrivati persino a cambiare la porta, e tutto per uno stupido scherzo!
Marta fece per afferrare la maniglia; con uno scatto la bloccai e la spinsi contro una parete. – Sei pazza? Ha fame, ti mangerà viva se vai lassù adesso!
Lei non lo sapeva, ma quella porta era il più nefasto dei segnali. E il peggio era che non avrebbe dovuto essere già a quel punto: avevamo nutrito la soffitta con il solito vecchio ciarpame da meno di una settimana.
Era stata la consegna di quel puzzle che ne aveva esaurito le forze?

giovedì 3 ottobre 2024

Audioracconto - La pubblicità è l'anima della tortura


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Vladimir Kudin da Pexels


Quattro addetti ai lavori del sotterraneo delle torture si ritrovano per la pausa serale a discutere dei bei vecchi tempi, e di come aumentare l'afflusso di clientela che soggiorni da loro.

La pubblicità è l'anima della tortura
(racconto breve di genere umoristico)

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2021/12/lultimo-sogno-prima-di-morire.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Gagool di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=cf4AGWFiu_w);
I Knew a Guy di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=xGn8gfoiEK4).

Immagini di: Vladimir Kudin (https://www.pexels.com/it-it/foto/businessman-uomo-abito-completo-10141146/), Tanuj Matta (https://www.pexels.com/it-it/foto/hallway-inside-a-dungeon-13778249/), Patrick (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-festival-in-piedi-costume-26653490/), Andrea Piacquadio (https://www.pexels.com/it-it/foto/man-wearing-black-framed-eyeglasses-3777549/), Ravi Kant (https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-in-scala-di-grigi-a-basso-angolo-di-scale-di-mattoni-vuote-1917328/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di jakob-wiesinger (https://pixabay.com/it/photos/porta-vecchia-porta-steampunk-2395107/), Gary Herbstman (https://pixabay.com/it/photos/goblin-banchiere-universal-studios-2375166/), Patrick CHARTOL (https://pixabay.com/it/photos/chiavi-vecchio-metallo-ruggine-5023589/), André Renkens (https://pixabay.com/it/photos/storico-cremagliera-tortura-945928/) da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).

Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0 (https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/) e da Soniss (https://sonniss.com/).