lunedì 23 settembre 2024

Un gelato al gusto arcobaleno


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Key Notez da Pexels


Da qualche tempo a questa parte nel centro commerciale era spuntata una nuova gelateria. L'avevo vista spesso passando, ma non ci avevo fatto troppo caso, in fondo era un negozio come un altro, e per me era ormai trascorsa l'età in cui le vasche piene fino all'orlo di gelato dai colori sgargianti attiravano la mia attenzione e accendevano il desiderio di concedermi un dolce rinfresco dalla calura estiva. Ne avevo anche sentito parlar bene, della nuova gelateria, intendo, ma non faceva per me quel capriccio da bambini.
Da bambini, appunto, perché fu solo quando accompagnai mia figlia a far compere e mi ritrovai relegata al ruolo di nonna mentre lei si provava i vestiti in compagnia di una amica, che ebbi l'occasione di dare un'occhiata più da vicino alla nuova gelateria. Cominciò tutto con mio nipote che mi tirava per una manica mentre passeggiavamo tra le vetrine e, indicando le doppie file di vasche dietro il vetro della gelateria, mi diceva: – Nonna, nonna, voglio un gelato al gusto arcobaleno!
– Non esiste il gusto arcobaleno, Giacomo – replicai. Sotto l'insegna della gelateria, una scritta prometteva "Gelati per tutti i gusti", eppure dall'alto della mia esperienza ero assolutamente certa di quel che affermavo.
Giacomo mi guardò con il broncio e gli occhi lucidi.
Sospirai. – E va bene. Se trovi il gusto arcobaleno, puoi avere il gelato al gusto arcobaleno. Altrimenti ne sceglierai un altro, va bene?
Giacomo esultò e corse subito a piazzare il naso contro la vetrinetta della gelateria, nonostante tutte le volte in cui gli avevo detto di non allontanarsi da me quando eravamo in posti affollati. Mi affrettai a raggiungerli, lasciandomi indietro il vociare della folla che vagava a piccoli gruppi tra negozi di abbigliamento, bar e profumerie.
Osservai la moltitudine di gusti di gelato a disposizione, di tutte le sfumature possibili, a tinta unita o variegati, cremosi o con pezzetti di frutta o cioccolato o croccante, o guarniti da zuccherini colorati. Ai miei tempi non c'era tutta questa varietà, e mi ritrovai smarrita. Anche perché, a differenza di altre gelaterie in cui ogni vaschetta recava il nome del gusto, dai più classici e comprensibili a quelli talmente fantasiosi da costringere a chiedere delucidazioni circa gli ingredienti, in questa non c'era un solo cartellino.
La gelataia, con un sorriso smagliante, ripeté le domande di rito: – Che gusto volete? Cono o coppetta?
Esitai. Non me la sentivo di fare la figura dell'idiota chiedendo per mio nipote il gusto impossibile che lui desiderava tanto. Ma Giacomo, con la spontanea ingenuità della sua età, non si fece remore a dar voce alla sua pretesa.
– Voglio un gelato al gusto arcobaleno! Ah... cono, sì, cono!
Già si leccava le labbra, il furbetto, e già io pregustavo la sua delusione con un tocco di sadico piacere da "te l'avevo detto", quando la gelataia con nonchalance annunciò: – Gelato al gusto arcobaleno in arrivo!
La osservai prendere un cono, raccogliere con il porzionatore una bella pallina di gelato da una vaschetta che sembrava davvero contenere tutte le sfumature dell'iride, seppure in dimesse tinte pastello, e in quattro e quattr'otto, il gelato al gusto arcobaleno era pronto.
– Ottima scelta! Ti svelo un segreto – disse la gelataia a mio nipote, nel porgergli il cono. – Il gusto arcobaleno è il mio preferito! E per lei, signora?
– Niente, va bene così, grazie. Quanto... – iniziai, mettendo già mano al portamonete, ma Giacomo, che aveva già cominciato a leccare il suo gelato, mi interruppe.
– Mmmm, sa davvero da arcobaleno! È buonissimo! Nonna, ne devi provare uno anche tu!
Alzai gli occhi al cielo e non gli chiesi come facesse a sapere che sapore aveva l'arcobaleno: la mia logica, con lui, non sarebbe valsa a nulla. Cedetti, come sempre.
– E va bene. Uno... una coppetta al cioccolato.
La gelataia mi fissò smarrita. – Non ce lo abbiamo, il cioccolato – mormorò quindi in tono di scuse.
Alla faccia del gelato per tutti i gusti.
Scrutai i colori nel tentativo di indovinare quale potesse essere di mio gradimento, e notandone uno marroncino con quelle che sembravano nocciole, mi accontentai dell'alternativa più simile alla mia prima scelta che potessi scovare in quel marasma di scelta.
– Allora un gelato al gusto bacio.
La gelataia annuì e procedette a pigiare dentro un cono, ignorando quel che le avevo detto prima, non il gelato che avevo individuato io bensì un altro, color rosa, quasi tinta carne, con una variegatura tendente al rosso.
– Il gelato al gusto bacio va assolutamente provato nel cono – spiegò la gelataia, nel porgermelo. – Mangiato con il cucchiaino non è la stessa cosa, ci deve appoggiare la bocca. Mi ringrazierà la prossima volta.
Pagai, e mi allontanai dalla gelateria. Passeggiammo fino a una panchina libera qualche vetrina più in là, e lì ci sedemmo. Io non avevo toccato il mio gelato. Ero ancora contrariata perché la gelataia sembrava aver ignorato tutte le mie richieste, e nel fissare quella crema troppo rosa che iniziava a sciogliersi, borbottai: – Mi sa che me lo ha dato alla fragola. A me non piace il gelato alla fragola.
Giacomo, che era già arrivato ad addentare il cono, si offrì: – Lo assaggio io nonna!
Allungai il cono verso di lui, e dopo avergli dato una bella leccata, mio nipote scoppiò in un risolino, massaggiandosi una guancia. – Eh sì, sa proprio da bacio! Mi fa il solletico! Non sa di fragola, nonna, no, per niente.
Quindi si rituffò voracemente nel suo gelato al gusto arcobaleno.
Sospirai e, con titubanza, diedi una rapida leccata al fianco della pallina in rapido scioglimento.
Giacomo aveva ragione. Non sapeva da fragola.
Ma non sapeva nemmeno da cioccolata e nocciola.
Era un gusto difficile da identificare, almeno con un assaggio così breve.
Riprovai, un po' più audace. A differenza di quel che mi aspettavo, il gelato non sembrava nemmeno freddo. Era caldo, e mi scaldava le membra con una sensazione che non provavo da tempo, e che pensavo di aver dimenticato. Uno sciame di farfalle mi si agitava nello stomaco, e mi ricordai di Giorgio, il mio primo amore, che mi baciava di nascosto nel vicolo dietro la drogheria in cui lavorava. Chiusi gli occhi, e affondai avidamente le labbra nel gelato, succhiandolo con voluttà. Dietro le palpebre chiuse, da Giorgio passai ad Alfio, che mi portava nel fienile, e poi a Sergio, il primo che mi aveva invitato a un vero appuntamento al cinema, venendo a prendermi in automobile. Non ricordo a che punto fossi arrivata in questa personale galleria dei baci della mia giovinezza, quando la voce di mia figlia giunse a spezzare l'incanto.
– Mamma? Mamma, ti stai sbrodolando tutta! Guardati, sei peggio di Giacomo, non era meglio se prendevi una coppetta?
Scossi la testa, e mi pulii le labbra con la salviettina che avvolgeva il cono. La gelataia aveva ragione: in coppetta, centellinato con il cucchiaino, il gusto bacio non era davvero la stessa cosa.
– Non sono più abituata ai gelati, mi sa – ribattei a figlia e nipote.
Addentai il cono nel tornare verso la macchina e approfittai della mia età nel restare un po' più indietro rispetto a mia figlia e alla sua amica, cariche di borse dello shopping, mentre leccavo gli ultimi assaggi di goduria. In vita mia, non avevo mai gustato un gelato migliore.
Anche Giacomo sembrava soddisfatto della sua scelta, perché non faceva che pretendere attenzione dalla madre per raccontarle quant'era buono il gelato al gusto arcobaleno, e che doveva assaggiarlo anche lei la prossima volta, e che voleva andarci ancora presto alla gelateria del centro commerciale, al che mia figlia, esasperata e distratta dal bambino rispetto alle chiacchiere che stava scambiando con l'amica, ebbe la mia stessa reazione: – Giacomo, smettila, non esiste il gelato al gusto arcobaleno!
Di nuovo, broncio e occhi lucidi. Mi affrettai a consolarlo, come ogni nonna dovrebbe fare: – Tranquillo, Giacomo: ti ci porto io al centro commerciale. Domenica prossima, un altro gelato ciascuno, va bene?
La mia offerta non era così disinteressata come poteva sembrare, ma che ci posso fare... quel gusto bacio valeva almeno un secondo assaggio. E magari anche un terzo. E un quarto, e un quinto...
Chi lo avrebbe detto che alla mia età mi sarebbe tornata la voglia di gelato?

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