giovedì 10 ottobre 2024

Audioracconto - Due pistole all'ora del tè


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di cottonbro studio da Pexels


Il conte di Roccatetra e il marchese di Portotempesta non sopportano di trovarsi assieme nella stessa stanza, figuriamoci di parlarsi in modo civile. La duchessa Miranda, amica di entrambi, architetta un ultimo, disperato e bizzarro tentativo per riconciliarli. Il suo piano avrà il successo sperato?

Due pistole all'ora del tè
(racconto breve di genere thriller)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/09/due-pistole-allora-del-te.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica:
Danse Macabre - Isolated Harp di Camille Saint-Saëns, eseguita da Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=exaSXgFvFUs);
Dreams Become Real di Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=rITgsMeBsuo);
Danse Macabre di Camille Saint-Saëns, eseguita da Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=VLR5RiRE0sw).

Immagini di: cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-scuro-barra-bar-7299586/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-caffe-tazza-colazione-6466304/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-letto-pila-lavoro-6466229/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cameriere-in-un-elegante-banchetto-6718542/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomini-nero-allenamento-camino-6832204/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-hanno-un-brindisi-6718695/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/sagoma-di-un-uomo-6719054/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-brindisi-brindare-caffe-6466292/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-vintage-biondo-lusso-7299458/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/un-uomo-in-camicia-bianca-a-maniche-lunghe-6715277/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-dormono-dopo-cena-vicino-al-tavolo-6728571/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-uomo-persone-notte-6715257/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-abito-completo-crimine-7265995/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-scuro-vintage-misterioso-7322156/), Anna Pou (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-te-tenendo-borsa-8329629/), İrem azra Topcu (https://www.pexels.com/it-it/foto/grammofono-antico-in-piedi-in-un-angolo-24380183/), Max Vakhtbovycn (https://www.pexels.com/it-it/foto/casa-impianto-pianta-tavolo-7061663/), Eduardo González (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-parete-muro-costume-21060126/), RDNE Stock project (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-medievale-natura-morta-scacchiera-7978836/), Maryna Miaskovska (https://www.pexels.com/it-it/foto/inviti-con-francobolli-su-superficie-rotonda-bianca-7868512/), Wayne Hollman (https://www.pexels.com/it-it/foto/vintage-riflesso-argento-natura-morta-17953623/), Tamilles Esposito (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-zucchero-caramella-dolce-15587532/), Ramby Magnaye (https://www.pexels.com/it-it/foto/ciotola-miele-cucchiaino-da-te-gocciolante-7102126/), hello aesthe (https://www.pexels.com/it-it/foto/piastre-mani-tazza-bevanda-16956823/), Lisa from Pexels (https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografico-blu-ceramica-tazza-caffe-734983/), Carlos Rodríguez (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-abiti-storici-20719323/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).

Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0.
Astioita ja lasia rikki / Glass, dishes, tableware break, table or a cupboard falls, mix di YleArkisto (https://freesound.org/people/YleArkisto/sounds/347496/) da freesound, sotto licenza Creative Commons: By Attribution 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/).

lunedì 7 ottobre 2024

Universum


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Yaroslav Shuraev da Pexels


Quando mi svegliai sdraiata sul lettino di ricostruzione sentii tendersi la pelle della schiena, nella zona lombare, e non appena mi mossi avvertii il fastidioso graffio della pellicola sterile contro le mie cicatrici. Non avevo bisogno di toccarmi o guardarmi allo specchio per capire che se ne erano aggiunte altre a quelle già esistenti. Tutti sapevano che il processo di smaterializzazione per trasformare il proprio fisico e la propria mente in un pacchetto di dati, e il successivo processo di ricostruzione per ritornare nel mondo fisico, per i pochi che si erano mai dati la pena di farlo, comportava sempre una percentuale di rischio di errore, e io ormai ero la persona vivente che aveva eseguito il processo di inserimento ed estrazione dai server più volte di chiunque altro.
Nessuna sorpresa che la mia pelle fosse diventata un quadro astratto, riarsa e crepata come la terra secca, percorsa da grumi biancastri che si susseguivano come onde.
Mi infilai la tuta cercando di non guardare, e ignorando il dolore che mi rivelava che gli errori di trascrizione non si fermavano alla superficie. Non potevo fare altrimenti. Io ero l'ultimo Guardiano dell'Universo.
Lo avevano chiamato così, Universum, quando i server erano stati per la prima volta accesi e presentati al mondo. La soluzione definitiva alla morte, un mondo ricostruito dove i più sfortunati, i bambini nati con una malattia rara, coloro il cui corpo era stato gravemente ferito da un incidente, e i ricchi anziani che non gradivano molto lasciarsi questo mondo e tutto quel che avevano accumulato alle spalle, potevano avere una seconda occasione a tempo indefinito. Come era stato un tempo promesso per la fallimentare criogenia, il contratto stabiliva che i cittadini di Universum avrebbero potuto optare per la ricostruzione una volta che la cura per la loro malattia fosse stata trovata, ma non era mai successo. In parte, perché nascondendo il problema sotto al tappeto chiamato Universum gli incentivi per la ricerca scientifica in campo medico erano drasticamente calati, e in parte perché chi si era costruito una vita in quel mondo virtuale in cui tutto era bloccato nel tempo non nutriva più il desiderio di avventurarsi in una realtà che nel frattempo era andata avanti, ed era completamente cambiata.
Ignoravano quanto fragile fosse la loro esistenza lì.
Il progetto era sopravvissuto alle controversie etiche, alle leggi sulla proprietà intellettuale che ormai vietavano di fare copie del contenuto di un cervello su supporto fisico, alla crisi energetica e a una tempesta solare che aveva spento mezzo emisfero una cinquantina di anni prima. Universum aveva superato tutto questo indenne solo perché era stato trasferito, pochi mesi dopo il suo avvio, in un bunker sotterraneo in una località segreta, ed era stato dotato di Guardiani che se ne prendessero cura.
Io e i miei compagni avevamo instancabilmente riparato ogni circuito danneggiato, mantenuto i generatori in funzione e sistemato ogni bug e ogni errore di programmazione che si fosse eventualmente presentato, lavorando da fuori o da dentro il sistema. Entrare periodicamente in Universum era stato inevitabile, anche per prolungare la nostra esistenza, soprattutto quando avevamo capito che il bunker era stato isolato e non avremmo più ricevuto alcun aiuto o sostituto dall'esterno.
Milioni di vite caricate in Universum dipendevano unicamente da noi.
Ma gli errori di trascrizione erano un problema inevitabile, e a ogni ingresso e ritorno il rischio che finissero per essere letali per noi Guardiani aumentava.
Avevo seppellito alcuni dei miei compagni; altri, al sentire l'approssimarsi di quel limite oltre il quale non osavano spingersi, erano semplicemente fuggiti. Si erano confusi tra i milioni di cittadini di Universum, certi di trovare l'anonimato nel numero e nella loro conoscenza di programmatori.
Illusi. Io avrei potuto rintracciarli facilmente, ma non lo avevo mai fatto. Non me la sentivo di costringerli a un passo che poteva risultare fatale.
A volte, sapere fin dove era possibile spingersi era un segno di intelligenza, non di codardia. Perciò li avevo lasciati alla vita che avevano scelto, mentre io perseguivo il mio dovere di Guardiano anche per loro.
Mi scaldai uno dei pasti precotti e mi misi davanti ai monitor a controllare gli avvisi e a seguire le stringhe di codice che scorrevano. Settori che si surriscaldavano, cali di energia, conflitti di sistema ricevevano il giusto codice di priorità nella mia routine di manutenzione. Alla fine del pranzo, avevo lavoro per una settimana prima di rientrare in Universum e trascorrervi, salvo imprevisti, un'altra ventina d'anni. Mi occupai prima dei danni più seri, perciò inizialmente ignorai gli allarmi dei sensori di movimento all'esterno della cupola del bunker. Poteva trattarsi di un banale smottamento, in effetti i tunnel esterni erano un po' instabili dopo tutti i decenni passati dall'ultima manutenzione, o di un malfunzionamento del sensore. Impossibile che qualcuno si avventurasse fin quaggiù.
In superficie probabilmente nemmeno si ricordavano più della nostra esistenza.
Procedetti di buona lena con la mia routine, e fu solo quando ebbi terminato di sistemare le faccende più urgenti, quelle che avrebbero causato lo spegnimento e il reset di Universum - terribile a dirsi, con tutte le vite di cui ero responsabile - o la corruzione dei dati in settori chiave, che mi presi la briga di valutare il problema del sensore esterno. Nel frattempo, gli allarmi sui pannelli di controllo relativi a quella zona si erano estesi, e molti altri sensori di movimento avevano segnalato l'impossibile presenza di qualcuno.
Valutai le possibilità. Un animale che avesse trovato la via per entrare da un condotto di aereazione? Un problema nella linea elettrica che aveva disconnesso via via i sensori, facendo così partire gli allarmi di default? O un altro Guardiano che aveva infine deciso di svegliarsi, e mi aveva preceduta nell'opera di manutenzione?
No, per quanto ci sperassi, quest'ultima ipotesi non era plausibile. L'altro Guardiano mi avrebbe lasciato un messaggio, o avrei comunque trovato traccia delle sue attività nella cronologia di sistema.
Per precauzione presi una pistola prima di avventurarmi a vedere di persona sul posto.
Non appena raggiunsi la sala dei server dove gli ultimi sensori si erano accesi, mi scappò un gemito di bocca e capii che avevo fatto bene a portare un'arma. Intento a scollegare un hard disk dopo l'altro, lo sconosciuto mi dava le spalle, e sussultò al suono del mio mugolio.
Evidentemente, nemmeno lui si aspettava di avere compagnia.
Mi umettai le labbra. Era da tanto, tantissimo tempo che non parlavo nel mondo fisico.
– Smettila immediatamente e girati.
L'uomo proseguì ancora a staccare cavetti, sbirciando indietro quel tanto che bastava a valutarmi come minaccia. Si accorse subito di avere una pistola puntata contro, perciò alzò le mani con un sospiro e si girò.
– Un Guardiano ancora in vita. Questa è una novità. Non ne abbiamo trovati, negli altri bunker dove hanno sistemato questa porcheria.
Accennò con disprezzo ai server alle sue spalle. La mia espressione confusa lo fece ridere.
– Altri bunker, già. Non lo sapevi? Qualcuno ci teneva dannatamente ad avere copie di backup di sé stesso, in caso qualcosa fosse andato storto. Come se una sola di queste robe non succhiasse già abbastanza energia.
Non ero al corrente di questo dettaglio, sempre ammesso che lo sconosciuto avesse detto la verità. Cercai di non darlo a vedere, mentre lo spronavo, nel tenerlo sotto tiro: – Allontanati dai server.
– Gli altri Guardiani sono tutti morti, come immagino sia capitato qui, se sei venuta ad affrontarmi da sola – disse ancora lo sconosciuto, facendo due passi in avanti. Il suo tono saccente non mi piaceva. – Abbiamo visto che cosa fa ai loro corpi andare e venire dalla cosiddetta "realtà" virtuale. La stessa cosa che sta capitando a te, da quel che vedo.
L'uomo sorrise delle mie cicatrici. Una fitta al fianco mi provocò una smorfia, ma mi sforzai di tenerlo sotto tiro.
– Peccato che non abbiano previsto un modo di tenere in stasi i corpi, mentre la mente è ridotta a una serie di impulsi elettrici in un pc. Ma se non venissero distrutti e ricostruiti ogni volta, tu saresti già morta, vero?
Altri due passi in avanti portarono lo sconosciuto più vicino a me che ai server.
– Fermati – gli intimai.
Lo sconosciuto sogghignò.
– Perché ti ostini a proteggere una macchina? Chi ti pagava ormai è morto da tempo. La stessa società che ha costruito tutto questo non esiste più.
– Milioni di vite dipendono da me.
Compresi i miei amici, pensai, i compagni con cui avevo iniziato questo lungo e solitario compito.
– Vite? – mi schernì lo sconosciuto. – Non c'è niente di vivo in un programma di computer. Tutti quelli che hanno caricato in quelle macchine una copia della loro mente sono morti secoli fa. Dimmi, spareresti davvero alla vita che hai di fronte per proteggere chi ormai non c'è più?
Nel dirlo, lo sconosciuto mi arrivò di fronte. Di scatto afferrò con le mani la canna della pistola. Riuscì a deviare la traiettoria dal suo corpo prima di sibilare: – Il mondo lassù sta morendo, lo sai questo? Sta morendo anche per colpa di queste schifose macchine che girano a vuoto da troppo tempo.
Lottai per il controllo della pistola, e nella colluttazione che ne seguì tra strattoni e colpi contro il mio corpo già martoriato, non mi resi conto di dov'era puntata quando infine riuscii a far fuoco.
Lo sconosciuto si afflosciò tra le mie braccia. Lo lasciai cadere a terra, dove prese a rantolare.
– Mi dispiace – dissi, ed ero sincera. – Ma sono responsabile di milioni di vite...
– Anch'io – mormorò lui, nel frugarsi fiaccamente nelle tasche. – Per questo... avevo... un piano di riserva.
L'uomo trasse di tasca un piccolo aggeggio con un pulsante rosso. Quando mi resi conto di che cosa intendeva fare, era già troppo tardi.
L'esplosione mi accecò e assordò e io caddi a terra. Il sistema antincendio si mise subito in funzione, spruzzando i suoi vapori candidi contro le fiamme, ma ormai era troppo tardi. Non avevo bisogno di tornare alla sala dei monitor e di trovarli inattivi per capire. I server erano a pezzi. Milioni di vite perdute per sempre. Il mio universo si era spento e io, un Guardiano ormai privo di scopo, ero l'unica superstite alla morte del mio mondo.

sabato 5 ottobre 2024

Nefasto

Nefasto [ne-fà-sto] agg. 1. Nella religione dell'antica Roma, detto di giorno segnato da cattivi presagi. 2. estens. Che fa presagire danni, disgrazie; funesto, che provoca risultati dannosi, infausto.

Etimologia: dal latino nefastus, da nefas "violazione della legge divina", composto da ne, "non", e da fas, "il giusto, l'onesto".



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Victor Moragriega da Pexels


Capii subito che non c'era altro modo di uscire da quell'assurda situazione, se non spiegando tutto a Marta. Ma prima era necessario impedirle di fare qualcosa di nefasto come far arrabbiare la soffitta.
– Non puoi rifiutarlo – le dissi, con le mani in tasca per evitare che lei mi mollasse la scatola del puzzle che mi stava tendendo. – È un regalo. Come ti sentiresti se qualcuno ti dicesse di riprenderti un regalo?
– Pensi che m'interessi qualcosa di offenderti? – sbottò Marta, con quell'inflessione perfida che aveva ogni tanto a scuola.
– Non me – precisai. – La soffitta.
Marta mi fissò come se fossi pazza.
Sospirai. – Lo so che non è facile da credere, ma... la soffitta è magica.
Non era il modo in cui l'avremmo definita noi. Noi dicevamo che era viva. Ma "magica" era un aggettivo abbastanza calzante, data la situazione.
– Pensaci, lo hai visto anche tu. Quel posto sembra infinito. E ha regole tutte sue, e tutte le cose perdute finiscono lassù, e... vieni con me.
Il modo migliore di dimostrarle che quel che dicevo era vero era di farle vedere la porta della soffitta. Una porta che cambiava a seconda dell'umore di quel luogo vivo e senza confini.
La presi per una manica e la trascinai in corridoio. Quando mi fermai di fronte alla porta delle scale, che era diventata vecchia e scrostata come se il piano di sopra fosse in disuso da tempo, pensai che Marta non avrebbe più potuto obiettare. Ma lei mi sorprese scoppiando a ridere.
– Oh, ma guarda, siete arrivati persino a cambiare la porta, e tutto per uno stupido scherzo!
Marta fece per afferrare la maniglia; con uno scatto la bloccai e la spinsi contro una parete. – Sei pazza? Ha fame, ti mangerà viva se vai lassù adesso!
Lei non lo sapeva, ma quella porta era il più nefasto dei segnali. E il peggio era che non avrebbe dovuto essere già a quel punto: avevamo nutrito la soffitta con il solito vecchio ciarpame da meno di una settimana.
Era stata la consegna di quel puzzle che ne aveva esaurito le forze?

giovedì 3 ottobre 2024

Audioracconto - La pubblicità è l'anima della tortura


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Vladimir Kudin da Pexels


Quattro addetti ai lavori del sotterraneo delle torture si ritrovano per la pausa serale a discutere dei bei vecchi tempi, e di come aumentare l'afflusso di clientela che soggiorni da loro.

La pubblicità è l'anima della tortura
(racconto breve di genere umoristico)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2021/12/lultimo-sogno-prima-di-morire.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Gagool di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=cf4AGWFiu_w);
I Knew a Guy di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=xGn8gfoiEK4).

Immagini di: Vladimir Kudin (https://www.pexels.com/it-it/foto/businessman-uomo-abito-completo-10141146/), Tanuj Matta (https://www.pexels.com/it-it/foto/hallway-inside-a-dungeon-13778249/), Patrick (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-festival-in-piedi-costume-26653490/), Andrea Piacquadio (https://www.pexels.com/it-it/foto/man-wearing-black-framed-eyeglasses-3777549/), Ravi Kant (https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-in-scala-di-grigi-a-basso-angolo-di-scale-di-mattoni-vuote-1917328/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di jakob-wiesinger (https://pixabay.com/it/photos/porta-vecchia-porta-steampunk-2395107/), Gary Herbstman (https://pixabay.com/it/photos/goblin-banchiere-universal-studios-2375166/), Patrick CHARTOL (https://pixabay.com/it/photos/chiavi-vecchio-metallo-ruggine-5023589/), André Renkens (https://pixabay.com/it/photos/storico-cremagliera-tortura-945928/) da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).

Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0 (https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/) e da Soniss (https://sonniss.com/).

lunedì 30 settembre 2024

Persone pericolose


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Brett Sayles da Pexels


Quando passavano in mezzo alla folla indaffarata a vagare tra i negozi delle vie del centro, la gente li schivava. Più di qualcuno li guardava storto e commentava tra sé sottovoce, o rivolto alla famiglia o agli amici, senza lesinare sugli epiteti spregiativi. Erano un gruppetto eterogeneo, accomunati da un'insana passione per il macabro, per gli abiti di pelle nera, per gli eccessi. Sembrava che dare scandalo li divertisse, poiché le minigonne e i top delle ragazze lasciavano fin troppa carne scoperta, e i maschi del gruppo si truccavano gli occhi con l'eyeliner nero, e tutti mostravano fin troppi piercing e tatuaggi e monili con teschi e spuntoni aguzzi.
Erano bizzarri e, in definitiva, gente da evitare. Tizi da cui tenere i bambini alla larga, perché i piccoli che passeggiavano con i genitori, se avessero distolto gli occhi dalla vetrina del negozio di giocattoli o di dolciumi per sbirciare la processione in nero, si sarebbero spaventati fino alle lacrime e avrebbero avuto gli incubi di notte.
Persone pericolose, che a incontrarle da soli nell'oscurità di un vicolo, chissà che potevano farti.
Questo pensava di loro la folla vociante di gente per bene uscita a far acquisti. Tutti loro preferivano di gran lunga non incontrarli, preferivano quando costoro se ne stavano rintanati nelle stradine secondarie in cui erano soliti bazzicare, strade poco illuminate, strade tranquille, lontano dalla frenesia commerciale del centro città. E, se proprio dovevano uscire dalle loro tane, era meglio che fossero in pochi, un numero non inquietante prossimo il più possibile allo zero.
Quello che le famiglie perfette e le coppiette felici ignoravano, era che l'apparenza spesso inganna.
Prendete Sergio, un ragazzo di buona famiglia, ricco, incensurato, di bell'aspetto, che si veste in modo impeccabile e si comporta altrettanto bene. Una persona, in definitiva, che non avrebbe mai potuto spaventare un bambino, qualcuno a cui i padri avrebbero affidato volentieri la figlia per un appuntamento. Il mio accompagnatore per la serata.
Eppure eccolo lì, una volta usciti dal ristorante di lusso dopo una lunghissima e tediosa cena nel corso della quale mi aveva riempito più volte il bicchiere di vino costoso, che tenendomi sottobraccio mi conduceva lontano dalla via affollata, nei vicoli oscuri, dietro il palcoscenico della città. Lì dove nessuno avrebbe potuto vederci, il buon Sergio mi stringe contro un muro sudicio e mi infila le mani sotto alla camicetta. Io non sono così ubriaca come voglio fargli credere, anzi, non lo sono per nulla. Ma lascio che mi palpeggi e che venga più vicino. È l'odore della sua pelle che bramo, la sua bocca che sa di vino. Tuttavia fingo resistenza, mi agito, mugolo il mio dissenso, cerco di dargli l'impressione di non gradire le sue avance.
Gli offro, in pratica, lo spettacolo che lui si aspetta di vedere. Solo che stavolta sono fin troppo convincente, e concentrata come sono su di lui non mi rendo conto che non siamo soli.
Prima che possa fare la mia mossa, una mano maschile ma dalle unghie laccate di nero lo tira indietro, e una voce lo apostrofa: – Toglile le mani di dosso, lasciala in pace!
– Fatti gli affari tuoi! – protesta Sergio, ma il tizio che lo ha agguantato non lo molla. È uno di quei pericolosissimi giovanotti dark dagli scandalosi capelli lunghi, occhi truccati e pantaloni in pelle nera pieni di cinghie, e una giacca sbrindellata e aperta sul petto senza niente sotto. Intravedo un piercing sul capezzolo, un ornamento che avrebbe fatto storcere il naso e trattenere il fiato per il ribrezzo alle signore per bene.
Sergio tenta di scrollarselo di dosso e tornare a prestarmi le sue viscide attenzioni, ma brillo com'è, ha la peggio contro il mio buon samaritano, che con un'abile mossa di karate o qualcosa di simile gli piega il braccio dietro la schiena e lo spinge via.
– Vattene e non farti più rivedere da queste parti, o ti faccio nero – è la frase che accompagna la sua ritirata, perché ormai ha capito che il gioco non vale la candela.
– Tientela, la sgualdrina – è la vendetta che Sergio biascica a distanza di sicurezza. – Fa tanto la preziosa, ma la verità è che ci stava alla grande.
E poi via, a ricercare la protezione della folla dei suoi pari, lasciandomi nelle mani di uno sconosciuto che, a detta della gente per bene, era tra i due il più pericoloso. Il mio buon samaritano.
Sì, l'apparenza inganna. Io lo so più di chiunque altro.
– Tutto bene, signorina? – mi chiede lo sconosciuto in nero. – Vuole che la riaccompagni a casa?
Che premuroso. Chissà, mi dico, forse può davvero aiutarmi. Anche se tra poco vorrà non averlo fatto.
Lui non si avvicina, perciò gli vado incontro io, incespico nei tacchi e gli finisco addosso. Come previsto, alza le braccia a sorreggermi, esclamando: – Oh! Attenzione.
– Sto bene – mormoro, il volto nascosto contro il suo collo. – Ma c'è un problema... – gli sussurro contro la gola. – Ho tanta fame, e tu hai appena fatto scappare la mia cena.
Di me, la gente pensa che non sia pericolosa. Una ragazza carina, a modo, normale. Si sbagliano.
Io sono il lupo travestito da agnello.
Ma il mio buon samaritano ancora non lo ha capito.
Gli tappo la bocca con una mano per impedirgli di urlare, poi affondo le mie zanne nella gola.

sabato 28 settembre 2024

Deterrente

Deterrente [de-ter-rèn-te] agg., s. 1. agg. Che distoglie, dissuade dal compimento di qualcosa perché impaurisce. 2. s.m. Complesso di armamenti di un paese che per il suo potenziale distruttivo è considerato particolarmente temibile. 3. s.m. fig. Ciò che, incutendo timore, trattiene dal fare qualcosa.

Etimologia: dall'inglese deterrent, a sua volta dal latino deterrens, participio presente di deterrere, "distogliere", composto da de, suffisso che indica allontanamento, e terrere, "spaventare, terrorizzare".



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Chris K da Pexels


Di tanto in tanto, nel condominio dove abitavano, qualche piano al di sopra dell'eterna caligine che formava un tappeto candido su Avyon City, risuonava un grido di donna.
– Celine, torna subito qui! – sbottava la voce, e subito dopo: – Non osare! No! Torna indietro, guarda che se ti prendo, ti tarpo le ali!
– Eccola che parte di nuovo – commentava allora il vecchio Umar, appoggiato alla balaustra del terrazzo a godersi la brezza del tardo pomeriggio, nel seguire la figuretta della giovane Gargoyle che si lanciava nel vuoto dal terrazzo che sporgeva due piani più in alto e poi planava sopra la caligine. – Chissà dove se ne va stavolta.
Umar abitava lì da una vita, e quando le grida avevano iniziato a turbare i suoi quieti pomeriggi ne era stato infastidito; ma poi, con l'andare del tempo, aveva incominciato a trovare la scenetta divertente. Qualche volta scommetteva con i vicini su quale nuova minaccia avrebbe messo in campo la madre esasperata a far da deterrente ai voli della bambina disobbediente. Erano, comunque, immancabilmente sempre fiato sprecato.
– Se l'è voluto lei – commentava Umar, rivolto al vicino a distanza di un terrazzo. – Con un nome del genere, è un miracolo che non sia già scappata a far danni fuori dalla Bolla.
– Già – concordava il vicino. – In tutto e per tutto una Celine, non c'è dubbio.
Erano passati secoli, ma la ricordavano tutti la storia. Le città-sotto-l'acqua avevano avuto l'oceano a proteggerle, e un intero arsenale di ingegneri e di armi tecnologiche, eppure nemmeno quel deterrente era bastato a fermare i piani e la spavalderia di quell'altra Celine, quella delle leggende.

giovedì 26 settembre 2024

Audioracconto - Ciò che spuntò un giorno nella Foresta Incantata


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Pixabay da Pexels


Fata Violetta era indispettita e sconcertata dalla cosa misteriosa cresciuta nel suo giardino, che nessuno gnomo o folletto sapeva dire che fosse. Solo Fata Margherita aveva un sospetto, poiché solo lei sapeva del dono che aveva fatto qualche tempo addietro al contadino Girolamo...

Ciò che spuntò un giorno nella Foresta Incantata
(racconto breve adatto ai bambini e perché no, anche agli adulti!)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/10/cio-che-spunto-un-giorno-nella-foresta.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica:
Big Horns Intro 2 di Audionautix (http://audionautix.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=p05Koe-gbWc);
Il mattino di Edvard Grieg
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=5T_d8eGNeyw);
Nail Biter di Riot
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=Lbqy666Qaok);
Gone Beyond di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=U2f8h9fShiI).

Immagini di: Pixabay (https://www.pexels.com/it-it/foto/close-up-di-forma-di-cuore-256678/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-di-foglia-326055/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/campo-di-fiori-rosa-414083/), Digital Buggu (https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-del-primo-piano-del-tessuto-grafico-fata-rosa-e-rosso-187069/), Mark Wu (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-donna-costume-indossare-12265696/), Tuấn Kiệt Jr. (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-acqua-erba-fata-17286004/), David Gonzales (https://www.pexels.com/it-it/foto/birdhouse-marrone-e-rosso-2640604/), J Meza Photography (https://www.pexels.com/it-it/foto/giardino-decorazione-piccolo-minuscolo-15752872/), İsmail Altın (https://www.pexels.com/it-it/foto/case-alberi-casa-autunno-14422262/), Susanne Jutzeler, suju-foto (https://www.pexels.com/it-it/foto/orso-e-ragazza-ornamenti-di-natale-1566875/), Antonio Prado (https://www.pexels.com/it-it/foto/paesaggio-natura-albero-tronco-d-albero-5846850/), Vika Glitter (https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-donna-giardino-modello-8111648/), Chester Dave (https://www.pexels.com/it-it/foto/foresta-casa-porta-in-legno-8577642/), Frank Lee (https://www.pexels.com/it-it/foto/29717051/), Kelemen Boldizsár (https://www.pexels.com/it-it/foto/ritratto-monocromatico-in-bianco-e-nero-del-villico-17707113/), Quý Nguyễn (https://www.pexels.com/it-it/foto/cong-chua-27911840/), Binyamin Mellish (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-che-pianta-pianta-169523/), Mikhail Konetski (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-campo-felice-contento-12225820/), Gerd Altmann (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-che-tiene-il-suo-viso-23180/), SHVETS production (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-piedi-alla-ricerca-sorridente-7544920/), Keith Ward-Taylor (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-bellezza-bellissimo-indossare-13424896/), Dreamscolor Media (https://www.pexels.com/it-it/foto/arte-fiori-libri-fata-19029392/), Mert Kaya (https://www.pexels.com/it-it/foto/tronchi-sporco-alberi-rami-13460188/), Ron Lach (https://www.pexels.com/it-it/foto/mano-pulizia-spazzatura-volontario-9543409/), Gretchen Dyson (https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-di-un-vivace-giglio-di-quindicina-in-fiore-29763185/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di Pixabay (https://pixabay.com/it/photos/moonbow-cascata-yosemite-paesaggio-4788088/) da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).

lunedì 23 settembre 2024

Un gelato al gusto arcobaleno


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Key Notez da Pexels


Da qualche tempo a questa parte nel centro commerciale era spuntata una nuova gelateria. L'avevo vista spesso passando, ma non ci avevo fatto troppo caso, in fondo era un negozio come un altro, e per me era ormai trascorsa l'età in cui le vasche piene fino all'orlo di gelato dai colori sgargianti attiravano la mia attenzione e accendevano il desiderio di concedermi un dolce rinfresco dalla calura estiva. Ne avevo anche sentito parlar bene, della nuova gelateria, intendo, ma non faceva per me quel capriccio da bambini.
Da bambini, appunto, perché fu solo quando accompagnai mia figlia a far compere e mi ritrovai relegata al ruolo di nonna mentre lei si provava i vestiti in compagnia di una amica, che ebbi l'occasione di dare un'occhiata più da vicino alla nuova gelateria. Cominciò tutto con mio nipote che mi tirava per una manica mentre passeggiavamo tra le vetrine e, indicando le doppie file di vasche dietro il vetro della gelateria, mi diceva: – Nonna, nonna, voglio un gelato al gusto arcobaleno!
– Non esiste il gusto arcobaleno, Giacomo – replicai. Sotto l'insegna della gelateria, una scritta prometteva "Gelati per tutti i gusti", eppure dall'alto della mia esperienza ero assolutamente certa di quel che affermavo.
Giacomo mi guardò con il broncio e gli occhi lucidi.
Sospirai. – E va bene. Se trovi il gusto arcobaleno, puoi avere il gelato al gusto arcobaleno. Altrimenti ne sceglierai un altro, va bene?
Giacomo esultò e corse subito a piazzare il naso contro la vetrinetta della gelateria, nonostante tutte le volte in cui gli avevo detto di non allontanarsi da me quando eravamo in posti affollati. Mi affrettai a raggiungerli, lasciandomi indietro il vociare della folla che vagava a piccoli gruppi tra negozi di abbigliamento, bar e profumerie.
Osservai la moltitudine di gusti di gelato a disposizione, di tutte le sfumature possibili, a tinta unita o variegati, cremosi o con pezzetti di frutta o cioccolato o croccante, o guarniti da zuccherini colorati. Ai miei tempi non c'era tutta questa varietà, e mi ritrovai smarrita. Anche perché, a differenza di altre gelaterie in cui ogni vaschetta recava il nome del gusto, dai più classici e comprensibili a quelli talmente fantasiosi da costringere a chiedere delucidazioni circa gli ingredienti, in questa non c'era un solo cartellino.
La gelataia, con un sorriso smagliante, ripeté le domande di rito: – Che gusto volete? Cono o coppetta?
Esitai. Non me la sentivo di fare la figura dell'idiota chiedendo per mio nipote il gusto impossibile che lui desiderava tanto. Ma Giacomo, con la spontanea ingenuità della sua età, non si fece remore a dar voce alla sua pretesa.
– Voglio un gelato al gusto arcobaleno! Ah... cono, sì, cono!
Già si leccava le labbra, il furbetto, e già io pregustavo la sua delusione con un tocco di sadico piacere da "te l'avevo detto", quando la gelataia con nonchalance annunciò: – Gelato al gusto arcobaleno in arrivo!
La osservai prendere un cono, raccogliere con il porzionatore una bella pallina di gelato da una vaschetta che sembrava davvero contenere tutte le sfumature dell'iride, seppure in dimesse tinte pastello, e in quattro e quattr'otto, il gelato al gusto arcobaleno era pronto.
– Ottima scelta! Ti svelo un segreto – disse la gelataia a mio nipote, nel porgergli il cono. – Il gusto arcobaleno è il mio preferito! E per lei, signora?
– Niente, va bene così, grazie. Quanto... – iniziai, mettendo già mano al portamonete, ma Giacomo, che aveva già cominciato a leccare il suo gelato, mi interruppe.
– Mmmm, sa davvero da arcobaleno! È buonissimo! Nonna, ne devi provare uno anche tu!
Alzai gli occhi al cielo e non gli chiesi come facesse a sapere che sapore aveva l'arcobaleno: la mia logica, con lui, non sarebbe valsa a nulla. Cedetti, come sempre.
– E va bene. Uno... una coppetta al cioccolato.
La gelataia mi fissò smarrita. – Non ce lo abbiamo, il cioccolato – mormorò quindi in tono di scuse.
Alla faccia del gelato per tutti i gusti.
Scrutai i colori nel tentativo di indovinare quale potesse essere di mio gradimento, e notandone uno marroncino con quelle che sembravano nocciole, mi accontentai dell'alternativa più simile alla mia prima scelta che potessi scovare in quel marasma di scelta.
– Allora un gelato al gusto bacio.
La gelataia annuì e procedette a pigiare dentro un cono, ignorando quel che le avevo detto prima, non il gelato che avevo individuato io bensì un altro, color rosa, quasi tinta carne, con una variegatura tendente al rosso.
– Il gelato al gusto bacio va assolutamente provato nel cono – spiegò la gelataia, nel porgermelo. – Mangiato con il cucchiaino non è la stessa cosa, ci deve appoggiare la bocca. Mi ringrazierà la prossima volta.
Pagai, e mi allontanai dalla gelateria. Passeggiammo fino a una panchina libera qualche vetrina più in là, e lì ci sedemmo. Io non avevo toccato il mio gelato. Ero ancora contrariata perché la gelataia sembrava aver ignorato tutte le mie richieste, e nel fissare quella crema troppo rosa che iniziava a sciogliersi, borbottai: – Mi sa che me lo ha dato alla fragola. A me non piace il gelato alla fragola.
Giacomo, che era già arrivato ad addentare il cono, si offrì: – Lo assaggio io nonna!
Allungai il cono verso di lui, e dopo avergli dato una bella leccata, mio nipote scoppiò in un risolino, massaggiandosi una guancia. – Eh sì, sa proprio da bacio! Mi fa il solletico! Non sa di fragola, nonna, no, per niente.
Quindi si rituffò voracemente nel suo gelato al gusto arcobaleno.
Sospirai e, con titubanza, diedi una rapida leccata al fianco della pallina in rapido scioglimento.
Giacomo aveva ragione. Non sapeva da fragola.
Ma non sapeva nemmeno da cioccolata e nocciola.
Era un gusto difficile da identificare, almeno con un assaggio così breve.
Riprovai, un po' più audace. A differenza di quel che mi aspettavo, il gelato non sembrava nemmeno freddo. Era caldo, e mi scaldava le membra con una sensazione che non provavo da tempo, e che pensavo di aver dimenticato. Uno sciame di farfalle mi si agitava nello stomaco, e mi ricordai di Giorgio, il mio primo amore, che mi baciava di nascosto nel vicolo dietro la drogheria in cui lavorava. Chiusi gli occhi, e affondai avidamente le labbra nel gelato, succhiandolo con voluttà. Dietro le palpebre chiuse, da Giorgio passai ad Alfio, che mi portava nel fienile, e poi a Sergio, il primo che mi aveva invitato a un vero appuntamento al cinema, venendo a prendermi in automobile. Non ricordo a che punto fossi arrivata in questa personale galleria dei baci della mia giovinezza, quando la voce di mia figlia giunse a spezzare l'incanto.
– Mamma? Mamma, ti stai sbrodolando tutta! Guardati, sei peggio di Giacomo, non era meglio se prendevi una coppetta?
Scossi la testa, e mi pulii le labbra con la salviettina che avvolgeva il cono. La gelataia aveva ragione: in coppetta, centellinato con il cucchiaino, il gusto bacio non era davvero la stessa cosa.
– Non sono più abituata ai gelati, mi sa – ribattei a figlia e nipote.
Addentai il cono nel tornare verso la macchina e approfittai della mia età nel restare un po' più indietro rispetto a mia figlia e alla sua amica, cariche di borse dello shopping, mentre leccavo gli ultimi assaggi di goduria. In vita mia, non avevo mai gustato un gelato migliore.
Anche Giacomo sembrava soddisfatto della sua scelta, perché non faceva che pretendere attenzione dalla madre per raccontarle quant'era buono il gelato al gusto arcobaleno, e che doveva assaggiarlo anche lei la prossima volta, e che voleva andarci ancora presto alla gelateria del centro commerciale, al che mia figlia, esasperata e distratta dal bambino rispetto alle chiacchiere che stava scambiando con l'amica, ebbe la mia stessa reazione: – Giacomo, smettila, non esiste il gelato al gusto arcobaleno!
Di nuovo, broncio e occhi lucidi. Mi affrettai a consolarlo, come ogni nonna dovrebbe fare: – Tranquillo, Giacomo: ti ci porto io al centro commerciale. Domenica prossima, un altro gelato ciascuno, va bene?
La mia offerta non era così disinteressata come poteva sembrare, ma che ci posso fare... quel gusto bacio valeva almeno un secondo assaggio. E magari anche un terzo. E un quarto, e un quinto...
Chi lo avrebbe detto che alla mia età mi sarebbe tornata la voglia di gelato?

sabato 21 settembre 2024

Specioso

Specioso [spe-ció-so] agg., letter. 1. ant. Molto bello e appariscente. 2. Che è buono, vero e giusto solo in apparenza, riferito soprattutto ad argomenti che mirano a convincere.

Etimologia: dal latino speciosus, "appariscente, vistoso, bello" da species "aspetto, apparenza, bellezza", a sua volta derivato da specio, "guardo".



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Marcos Alberto García Urrea da Pexels


La prima volta che lo vidi, pensai che il suo aspetto era specioso. Non si era annunciato con grandi clamori, tuttavia la sua tunica candida in netto contrasto con il verde lussureggiante dell'isola che avevo creato con la mia voce, e lo zaffiro, pietra da maghi, che brillava come una stella incastonata alla sua cintura lo fecero risaltare ai miei occhi, e mi parve che fosse bellissimo. Allo stesso tempo, la sua mera esistenza era pericolosa: io non avevo mai pronunciato il suo nome, non lo avevo creato, al contrario di tutto ciò che esisteva nel mio mondo; ma se non veniva da me, da dove veniva?
Non esisteva niente al di fuori del mio mondo, questo credevo.
Nel susseguirsi dei nostri incontri giunsi a comprendere che le sue parole erano speciose. Infidi ragionamenti spacciati per saggezza, ma pronunciati al solo scopo di provocarmi, di indurmi a ribattere con le parole che mi ero sempre negata, poiché sapevo che nel mio mondo tutto ciò che io dicevo diveniva realtà. Era così che lui aveva portato nel mio mondo distruzione, caos e morte.
Mi aveva costretto ad annientare il sogno prima di lasciarlo, e l'avevo odiato per questo.
Ora so che lo ha fatto al solo scopo di aiutarmi. E so anche che di quel mondo, lui era l'unica cosa reale.
Non si spiega altrimenti come io possa averlo sognato, come io possa aver saputo della sua condizione, quel sonno senza risveglio, se non che sia stato lui stesso a rivelarmela. Dormivo già quando mi hanno portato qui, nella sua stessa stanza.
Shinji, anche se questo non è il suo vero nome, ed è l'unica bugia che mi abbia detto. Lo Shinji che è sdraiato di fronte a me in un letto d'ospedale è meno giovane di come l'ho visto nel sogno, e più magro, ma è lui, non ho dubbi. Non posso ricambiare il dono che mi ha fatto, né capire adesso in quale modo ci sia riuscito.
In questo mondo in cui non ho voce, il mio rammarico è che non posso nemmeno dirgli grazie.

giovedì 19 settembre 2024

Audioracconto - Caos, limoni e caffè


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di cheervinska da Pexels


Ascolta il primo racconto della serie qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2024/09/audioracconto-acido-citrico.html

All'Area 51 Cafè, dopo l'orario di chiusura, il personale tende a mettersi "un po' in libertà" mentre riordina il locale. Gli umani non sono ammessi, ma come fare se per errore uno di loro è stato assunto?

Caos, limoni e caffè
(racconto breve di genere fantascienza)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2024/08/caos-limoni-e-caffe.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Dixie Outlandish (Sting) di John Deley and the 41 players
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=4_-7BuchIGY);
Baym Rebin in Palestina di E's Jammy Jams
dal canale E's Jammy Jams (tema) (https://www.youtube.com/watch?v=vit7Gb36Qz0):
Dixie Outlandish di John Deley and the 41 players
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=zKDiRCO9Np0).

Immagini di: cheervinska (https://www.pexels.com/it-it/foto/mattarello-in-legno-marrone-accanto-alla-frutta-mela-rossa-4132357/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-t-shirt-girocollo-bianca-in-piedi-vicino-a-macchina-industriale-nera-e-grigia-4787628/), Rodrigo Arrosquipa (https://www.pexels.com/it-it/foto/navicella-spaziale-fantasia-piattino-ufo-14579321/), Spencer Lee (https://www.pexels.com/it-it/foto/parete-muro-business-design-9002136/), Castorly Stock (https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-di-sale-su-superficie-bianca-3693292/), Marco Alhelm (https://www.pexels.com/it-it/foto/halloween-nella-citta-bianca-di-arequipa-peru-29234775/), Luis Quintero (https://www.pexels.com/it-it/foto/grembiule-con-stampa-floreale-3092966/), Kenzhar Sharap (https://www.pexels.com/it-it/foto/cameriera-professionista-che-serve-in-un-ristorante-di-lusso-29129767/), Kampus Production (https://www.pexels.com/it-it/foto/cheerful-handsome-waiter-standing-at-food-track-counter-5920628/), Agustin Muñiz (https://www.pexels.com/it-it/foto/helka-wine-bar-di-gam-ar-20205482/), S. Deniz (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-caffe-bar-caffetteria-15547893/), Chevanon Photography (https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-della-tazza-di-caffe-324028/), Tima Miroshnichenko (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-businessman-uomo-donna-6694529/), Ihsan Adityawarman (https://www.pexels.com/it-it/foto/due-frutti-di-limone-2045613/), da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).

lunedì 16 settembre 2024

Il coniglio che leggeva il libro


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Anna Shvets da Pexels


Stefania pensò di aver chiuso gli occhi un solo istante, e invece, quando li riaprì, la foresta non c'era più. Davanti a lei c'era solo un coniglio dal pelo bianco percorso da macchie grigie come soffici nuvole, e attorno a lei, nulla. Stefania provò a cercare una traccia di suolo allungando i piedi e le mani, ma niente, non poggiava da nessuna parte. La sensazione era quella di galleggiare in aria senza peso.
Il coniglio portava un paio di occhialetti tondi sul muso. Davanti alla bestiola, che vi posava il muso come se lo stesse leggendo, un libro aperto incuriosì Stefania.
Era più forte di lei: se vedeva un libro, Stefania doveva per forza capire, se non altro, che tipo di libro era. Leggerlo almeno quel tanto che bastava per scoprire se era un testo scolastico, un manuale pratico, una raccolta di poesie, un romanzo e in quel caso, di che genere.
Però per quanto si sforzasse, nonostante tutta la pratica fatta nel leggere un libro alla rovescia, quel particolare testo si ostinava a eludere le sue indagini. Come tanti piccoli insetti, davanti ai suoi occhi le lettere brulicavano tra le pagine, giravano in tondo e formavano sempre nuove parole, che a volte non erano nemmeno parole nella sua lingua, o parole di senso compiuto in qualsivoglia linguaggio.
– Allora, che abbiamo qui... – disse una voce, e da principio Stefania non capì che qualcuno aveva parlato, tanto le sue orecchie erano rintronate dal tintinnio di una miriade di campane a vento invisibili.
Non finché la voce non si fece più chiara tra i tintinnii metallici. – Una bambina. Un'ingenua sognatrice persa in un mondo di assurdità senza senso. Che protagonista scialba! Che storia già letta!
Stefania corrugò la fronte. Stava mica parlando di lei la voce? No, di sicuro no. Primo, perché non era più una bambina, e secondo, perché lei era una persona vera, non la protagonista di una storia. Chiunque fosse, la voce stava di sicuro criticando il libro illeggibile, non lei. Già... ma chi era?
– Chi ha parlato? – provò a chiedere Stefania. A quel punto, il coniglio alzò il muso.
– Be', ci siamo solo io e te qui. Quindi, se non sei stata tu... vediamo un po' se indovini chi è stato.
Il coniglio? pensò Stefania. Fece spallucce. Se un gatto e un uccellino possono parlare, perché un coniglio no?
Cominciava ad abituarsi agli animali parlanti e, allo stesso tempo, cominciava a esserne stufa.
– Non fare quella faccia, signorina – proseguì il coniglio, in torno burbero. – Io non smetterò di dire quello che voglio solo perché non fa piacere a te.
È pure scorbutico, considerò Stefania tra sé. Agitò le mani nel vuoto in cui era immersa senza peso nel tentativo di avvicinarsi alla bestiola; ma sbagliò i suoi calcoli e si ribaltò faccia in avanti, finendo con gli occhi a pochi centimetri dalla bestiola.
– E togliti da davanti, che non riesco a leggere! – brontolò il coniglio. Stefania sospirò e si diede una spintarella leggera contro il libro per discostarsi di poco. Il libro e il coniglio erano le sole cose solide in tutto quel vuoto chiarissimo, perciò Stefania ci teneva a non allontanarsi troppo, sia mai che avesse all'improvviso bisogno di aggrapparsi a qualcosa.
– Così va meglio – disse il coniglio. – Io sono Mister O. Quanto a te, tu sei...
– Stefania, lo so, c'è scritto sulla mia maglietta – lo precedette Stefania.
– Veramente, no – la contraddisse il coniglio, e guardando giù verso la propria pancia Stefania scoprì che era vero. Il suo nome era sparito dalla maglia, proprio come l'immagine che aveva accompagnato quella scritta, il cui soggetto Stefania proprio non riusciva a ricordare. Di questo passo, pensò Stefania, finirò col dimenticare anche il mio nome se non lo porto addosso.
– ...però è scritto nel libro. Tutto quanto è scritto nel libro – rivelò il coniglio. Poi, in tono suadente, propose: – Vuoi che scorra le pagine in avanti e ti legga come finisce la tua storia?
Stefania scrutò il coniglio. Sembrava una trappola, un tentativo di indurla a imbrogliare a cui una brava ragazza avrebbe dovuto rispondere di no. Va bene, non proprio il finale, considerò la voce dentro di lei. Ma almeno fatti leggere come si esce da questo pasticcio in cui sei finita!
Prima che Stefania potesse cedere a quella lusinga, le miriadi di tintinnii di campane a vento ultraterrene si concretizzarono in una voce: – Eccoti qui, Mistero! Mi chiedevo dove fossi finito!
Stefania si ritrovò seduta su una nuvola, a fissare il coniglio che adesso stava in braccio a un ragazzo. La bestiola non parlava più, né dava l'impressione di poterlo fare. In effetti, il suo atteggiamento ora era totalmente conigliesco.
Il ragazzo, d'altra parte, sembrava avere qualcosa di familiare. Di sicuro non era il fratello di Stefania, troppo gentile, né poteva essere uno dei suoi amici.
– Non ci siamo già visti da qualche parte? – chiese Stefania.
Il ragazzo ribatté: – Impossibile. Io non sono mai stato da qualche parte.
Prima che potesse chiedergli altro, Stefania aprì gli occhi e si ritrovò nel fitto di una foresta, a fissare un gatto.
– Era ora – miagolò la bestiola, con lo stesso tono impudente che Stefania ricordava. – C'è così tanto da fare e tu te ne stai lì a sonnecchiare come un gatto? Alzati, su!
Stefania si alzò lentamente, ancora mezzo intontita dal sonno. Le era tornato in mente dove aveva già visto il ragazzo, e anche il suo coniglio di nome Mistero. Erano stati suoi vicini di casa, un tempo, quando lei era più piccola, ed erano due vicini che Stefania non pensava avrebbe rivisto mai più.
Non aveva mai immaginato di poter sognare il paradiso.

sabato 14 settembre 2024

Intemerata

Intemerata [in-te-me-rà-ta] s.f. 1. fam. Rimprovero che non finisce più; predica, sgridata. 2. ant. Discorso lungo e noioso.

Etimologia: dall'inizio di una lunga orazione alla madonna "O intemerata Virgo...", a indicare un lungo discorso.



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Yan Krukau da Pexels


Ero stata una sola altra volta in una stazione di polizia, con la scuola. Non eravamo andati oltre il grande atrio all'ingresso, anche se il poliziotto che ci accompagnava, un vecchio grasso dall'aria stanca, ci aveva mostrato un cartellone pieno di foto spiegandoci che cosa facevano i vari reparti e le procedure delle indagini. Poi ci aveva fatto un'intemerata sulle norme di sicurezza, e su come noi bambini non dovessimo allontanarci dai genitori, e sui pericoli rappresentati dagli estranei. Niente che non avessi già sentito a casa.
Eppure quel giorno, il giorno dell'anomalia, io mi ero allontanata lo stesso. E mi ero fidata di un estraneo, e non contava che quell'estraneo fosse un poliziotto, perché mi ero fidata di lui per fare qualcosa che lui non conosceva affatto, e che io stavo proprio allora imparando.
Pensavo che, dopo aver visto con i suoi occhi, lui sarebbe stato dalla mia parte. E invece continuava a trovare scuse per negare quella che per me era un'evidente verità: che i miei genitori non erano i miei genitori. Perché loro non sapevano fare quello che potevo fare io, nessuno al mondo lo poteva fare.
Non in questo mondo.
Ma non era per quel motivo che mi ero allontanata da loro.
Volevo spiegarglielo quando è arrivato l'altro poliziotto a interromperci. I miei genitori, o meglio, le persone che dicevano di esserlo, venivano a prendermi.
A quel punto mi portarono via dal poliziotto che mi aveva aiutato con l'anomalia, Andrew, ecco il suo nome, era registrato nella sfera viola nel mio zaino, e mi lasciarono ad aspettare su una sedia sotto lo sguardo vigile di una signora alla scrivania. Non conoscevo ancora abbastanza bene i poteri della sfera per provare a fare qualcosa in mezzo a tanta gente.
Quando i miei genitori arrivarono, attaccarono una lunghissima e ripetitiva intemerata sulle stesse identiche cose che avevo già sentito più e più volte.
Io avevo salvato delle persone quel giorno, e ormai non ero più una bambina.
Ma loro non mi avrebbero mai creduto.

giovedì 12 settembre 2024

Audioracconto - Acido Citrico


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Miguel Á. Padriñán da Pexels


Benvenuti all'Area 51 Cafè! Che vogliate assaggiare a vostro rischio e pericolo uno dei panini di De Gustibus, fare due chiacchiere con il Barista mentre prepara un cocktail, o farvi servire al tavolo dalla cameriera Espresso, non fatevi fuorviare dal nome: qui non ci sono alieni. Non lo è nemmeno quel matto di Acido Citrico, con la sua mania di spruzzare succo di limone su ogni cosa.

Acido Citrico
(racconto breve di genere fantascienza)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/09/acido-citrico.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Dixie Outlandish (Sting) di John Deley and the 41 players
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=4_-7BuchIGY);
Talkies di Huma-Huma
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=Q-tgJf_Gm38):
Love Struck di E's Jammy Jams
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=VRTITqQRLtw);
Dixie Outlandish di John Deley and the 41 players
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=zKDiRCO9Np0).

Immagini di: Miguel Á. Padriñán (https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-selettiva-di-bevanda-agli-agrumi-1412554/), Monica Silvestre (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-a-teatro-713149/), Kampus Production (https://www.pexels.com/it-it/foto/cheerful-handsome-waiter-standing-at-food-track-counter-5920628/), Japanese girl in europe (https://www.pexels.com/it-it/foto/bar-tavoli-sedie-moderno-20559504/), Misael Silvera (https://www.pexels.com/it-it/foto/alba-tramonto-persone-sagoma-8111065/), Tima Miroshnichenko (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-businessman-uomo-donna-6694529/), Kenzhar Sharap (https://www.pexels.com/it-it/foto/cameriera-professionista-che-serve-in-un-ristorante-di-lusso-29129767/), S. Deniz (https://www.pexels.com/it-it/foto/ristorante-caffe-bar-caffetteria-15547893/), fauxels (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-e-donna-vicino-al-tavolo-3184465/), Luis Quintero (https://www.pexels.com/it-it/foto/grembiule-con-stampa-floreale-3092966/), Pavel Danilyuk (https://www.pexels.com/it-it/foto/barra-bar-bevande-drink-6405728/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-t-shirt-girocollo-bianca-in-piedi-vicino-a-macchina-industriale-nera-e-grigia-4787628/), Charlotte May (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-caffeina-caffe-alcol-5946819/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).

lunedì 9 settembre 2024

La magia del cerchio


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Maris Rhamdani da Pexels


Ero andata di nuovo al circo, anche se non mi ricordavo di essermi mai mossa da casa. Quel luogo inoltre era strano, perché per quanto mi sforzassi non avrei saputo dire dove la compagnia aveva piantato il suo tendone. Forse era in montagna, perché l'aria rarefatta rendeva la mia testa leggera. Ma no, non potevo essere andata così lontano solo per guardare uno spettacolo circense, anche se per loro ne valeva la pena.
Erano tutti artisti fenomenali, acrobati dall'equilibrio e dalla forza impossibili, clown spassosissimi, temerari addestratori di bestie feroci, alle quali spesso non sapevo dare un nome tanto erano esotiche; ma quello che aspettavo con più trepidazione era lui. Lo avevo già visto volteggiare tra i trapezi e lanciare coltelli, e ogni volta mi stupiva esibendosi in una disciplina diversa, eppure era sempre lo stesso e lo avrei saputo riconoscere tra mille. Indossava sempre un completo elegante, guanti bianchi e un cilindro, e il suo volto pallido, forse tinto di bianco dal cerone, era decorato da simboli geometrici attaccati l'uno all'altro che formavano una doppia fila nera sopra e sotto gli occhi, in verticale. Nessun altro artista di quel circo, per quanto apparisse truccato in modo variopinto e stravagante, aveva mai dipinto il volto con il suo stesso disegno, perciò ero sicura di riconoscerlo, anche quando lo vedevo da lontano.
Quella sera, quando finalmente fu il suo turno, mi apparve nel ruolo dell'illusionista, e mi sembrò che fosse il più adatto per lui. Mi era piaciuto vederlo volare leggiadro nell'alto del tendone, e sfoderare un sorriso sfrontato mentre dimostrava una mira infallibile, ma come mago fu fenomenale. Sembrava in grado di estrarre dall'aria carte, colombe, fazzoletti colorati e perfino grandi cerchi di metallo, impossibili da nascondere in una manica. Io restavo a guardarlo a bocca aperta mentre tutti gli altri applaudivano, continuamente sorpresa dalla velocità con cui eseguiva un trucco dopo l'altro. Poi fece apparire dal nulla delle bolas che si incendiarono a un suo schiocco di dita, e iniziò a farle ruotare attorno a sé, creando un perfetto cerchio di fiamme che sprizzava scintille. E proprio quando stavo pensando che questo, rispetto a tutto il resto di quel che aveva fatto, era fin troppo normale, perfettamente spiegabile come un'illusione data dalla velocità delle sfere incendiate, lui fermò il movimento delle braccia e lanciò in aria le bolas, facendole svanire in una pioggia di coriandoli, ma l'impossibile cerchio infuocato rimase nitidamente disegnato attorno a lui, illuminando il suo volto pallido di bagliori sanguigni.
Il mago sorrise, fece un passo in avanti per attraversare il cerchio di fiamme, e all'improvviso tutto si spense nel buio. Dalla platea si levò un sospiro sorpreso, che mutò in un mormorio quando l'istante successivo i fari si accesero sulla pista vuota. Prima che potessi chiedermi dove fosse finito, eccolo venire giù dal camminamento inclinato che io stessa avevo percorso per trovare un posto a sedere sulle gradinate. Dovetti voltarmi indietro per vederlo venir giù all'interno di una enorme ruota, alta il doppio di lui. Ma prima che potesse raggiungere la pista, con appena un tocco delle dita sui raggi della ruota fece aprire da ambo i lati un ventaglio che ne oscurava uno spicchio, e al giro successivo in cui quella copertura lo celò ai nostri occhi, il mago sparì, lasciando la ruota a rotolare da sola fino al bordo pista, dove due assistenti la fermarono, si guardarono attorno, e scossero la testa. Apparivano tanto increduli quanto noi del pubblico, ma sapevo che doveva trattarsi di una recita. Uno dei due alla fine puntò un dito in alto, e un faro illuminò la piattaforma del trapezio, rivelando il mago che si tolse il cilindro in un gesto di saluto, aprì un ombrello, e fece un passo nel vuoto, fluttuando dolcemente fino a metà strada da terra prima di sparire in un'altra pioggia di coriandoli, lasciando solo l'ombrello a finire di planare al centro pista. Ero estasiata dalla meraviglia, e non feci in tempo a chiedermi come facesse che lui era già ricomparso da un altro lato, in mezzo al pubblico. Dopo un altro paio di rapide apparizioni e sparizioni accompagnate da trucchi molto scenografici, che mi lasciarono a chiedermi quanti assistenti truccati con il suo riconoscibilissimo disegno avesse a sua disposizione per prendere il suo posto da un lato all'altro del circo, il mago riapparve all'interno di un acquario, circondato da incredibili pesci color arcobaleno, le pinne come lunghi nastri fluttuanti di seta, e ne uscì infine completamente asciutto. Le sue scarpe non lasciarono impronte umide sulla sabbia della pista, i suoi vestiti nonI  gocciolavano quando salutò il pubblico con una riverenza, e rimase il tempo necessario per prendersi un applauso.
I numeri degli altri artisti proseguirono come da programma, ma nessuno attrasse la mia attenzione come aveva fatto il giovane mago dal cappello a cilindro e il volto dipinto, e mi sorpresi spesso a distrarmi pensando a lui.
Al termine dello spettacolo accadde una cosa inaspettata, qualcosa che non era mai successo prima. Proprio mentre mi stavo accodando agli altri spettatori per uscire, il mago mi prese per un gomito e mi condusse verso un'uscita secondaria. Ero talmente sorpresa dalla sua apparizione improvvisa al mio fianco, come fosse stato un altro dei suoi trucchi, che non protestai e non feci resistenza quando mi allontanò dalla folla.
– Che cosa vuoi da me? – mi chiese lui, non appena fummo usciti sotto un cielo risplendente di stelle. La sua voce aveva un timbro musicale, quasi etereo lo avrei definito, nonostante il tono brusco e ostile con cui aveva pronunciato quelle parole. Era magico, come tutto il resto di lui. E c'era di più.
Da lontano non avevo potuto vederli, ma lì, a pochi passi da lui, riuscivo a scorgere i suoi occhi ancora ornati dai disegni geometrici del trucco, illuminati dalla luce che veniva dallo spiraglio del lembo scostato di tendone da cui eravamo usciti. Se mi avessero chiesto di che colore fossero stati quegli occhi, non avrei saputo dirlo. Perché i suoi occhi erano di tutti i colori, iridescenti come un arcobaleno.
Presa alla sprovvista dalla domanda e dalla sua vicinanza che mi lasciava senza parole, mugolai un "eh?" piuttosto stordito.
– Continui a venire qui – mi incalzò il mago. – Mi fissi dall'inizio alla fine del mio numero, non ti perdi una mossa di quello che faccio mentre nemmeno li guardavi gli altri quando mi esibisco in gruppo e... ho saputo che oggi hai chiesto di me, all'ingresso. Dunque, che cosa sei venuta a fare? Sei qui per spiarmi? Chi ti ha mandato?
– Oh... – mormorai, e sotto quella sequela di domande mi si schiarirono un po' le idee, tanto da riuscire a rispondergli: – Spiarti? No, guarda che io non sono qui per scoprire i tuoi trucchi, non faccio questo mestiere. Sono una spettatrice come gli altri, e se continuo a tornare, se guardo te più di tutti, se ho chiesto se c'eri anche oggi, è perché non so se tu te ne rendi conto, forse sì visto che hai paura che qualcuno possa rubarti i segreti del mestiere, ma sei bravo, sei proprio davvero bravo...
Le mie ultime parole di quel discorso concitato e sconnesso si spensero in un mormorio confuso.
Il mago esalò un sospiro, e lo vidi rilassarsi, e solo allora capii quanto fosse stato teso prima.
– Perdonami, se ti ho trattato male. – Per un istante chiuse gli occhi, quei suoi bellissimi impossibili occhi d'arcobaleno, riempiendomi di rammarico. – È solo che... non se ne vedono tanti come te, qui. Non come visitatori ricorrenti, almeno.
– Tanti come me? – ripetei le sue parole, dubbiosa.
Il mago annuì. – Non ti sei guardata attorno, in platea? Non hai visto che gli altri spettatori erano un po'... diversi?
Lo fissai senza capire.
– Almeno, lo sai dove sei? – chiese ancora il mago.
Questa era una domanda facile, o almeno lo sembrava. – Al circo – risposi, ma mi riprese quel dubbio di non sapere esattamente dove si fosse impiantato il tendone. Era come se tutto girasse in cerchio tra sapere e non sapere, e l'oscurità che ci circondava non mi offriva alcun indizio.
– Ah, non importa – fece il mago in quel suo timbro musicale, e tracciò con le dita guantate in aria un cerchio che sembrò illuminarsi per un istante, prima di sciogliersi a terra come polvere argentata.
Mi sembrò incredibile che avesse improvvisato uno dei suoi trucchi solo per me, e così da vicino. Mi sentii all'improvviso molto fortunata di avergli potuto parlare. – Posso chiederti una cosa? – azzardai, e a un suo cenno affermativo, proseguii: – Perché i cerchi? Insomma, il tuo spettacolo di oggi ne era pieno, e anche le altre volte, ce n'è sempre qualcuno nei tuoi numeri...
Il mago rise. – Di tutte le cose che puoi chiedermi, ti interessa questo?
Feci spallucce. Non volevo chiedergli di spiegarmi i suoi trucchi, non dopo che aveva fatto tutta quella storia, e per chiedergli il suo numero era ancora presto.
– E va bene – concesse infine il mago. – Perché il cerchio? Perché è la forma più perfetta mai immaginata dal creatore di tutto ciò che esiste, molto tempo fa, prima che immaginasse te.
Il mago sollevò una mano guantata a sfiorarmi una guancia, e alle sue parole e al calore del suo tocco il mio cuore corse più veloce. Per un attimo mi sembrò che si fosse avvicinato: vidi i suoi occhi d'arcobaleno farsi più grandi, e il suo volto mi parve a un palmo dal mio. Ma poi si fece indietro, e io non seppi mai se stava flirtando con me o se la sua era solo una sfortunata scelta di parole.
– Ti stai svegliando – disse il mago, e prima che potesse aggiungere altro mi ritrovai sdraiata al buio, nel mio letto.

sabato 7 settembre 2024

Drastico

Drastico [drà-sti-co] agg. (pl.m. -ci, f. -che) Energico, deciso, risoluto.

Etimologia: dal greco drastikos, "operativo, efficace", derivato da drao, "agisco, opero".


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Iren Fedo da Pexels


Sapere di aver affrontato un giocatore che aveva davvero ucciso qualcuno al di fuori della distorsione fu spaventoso, ma all'epoca ancora non avevo un quadro completo della situazione.
– Se ne siete sicuri? Se lo ha davvero fatto... perché non avvertite la polizia? – chiesi a Sellit e ad Alex, a voce bassa, un po' perché ero ancora scossa, e un po' perché in fondo eravamo in un luogo pubblico.
Sellit scoppiò a ridere. Alex, invece, si sedette accanto a me e mi spiegò con pazienza: – Come possono prendere qualcuno in grado di sparire in un istante, di passare sotto il loro naso inosservato? E se anche riuscissero a incarcerarlo, pensi che una normale prigione possa trattenerlo?
Feci una smorfia. Ero disposta ad ammettere che catturarlo sarebbe stato un problema, ma poi...
– Basta togliergli il Simpler – affermai, sfiorando l'aggeggio tecnologico che io stessa avevo in borsa.
– Magari fosse così semplice – borbottò Alex.
Sellit, dopo l'ennesimo scoppio di risa, ribatté: – Quel tizio è un naturale, e non ha nemmeno richiesto uno di questi cosi per camuffarsi agli occhi dei nuovi giocatori. – Sellit scostò di poco la giacca, rivelando un angolo del suo Simpler agganciato alla cintura. – Non dovresti saperlo, ma ormai ci sei dentro fino al collo, ragazza. Tempi difficili richiedono decisioni drastiche. La tua amica... lei non lo ha ancora affrontato, giusto?
Pensai ad Anna. A quanto si sarebbe lamentata se avesse dovuto combattere contro uno schifoso del genere. Forse non mi avrebbe detto tutto, come avevo fatto io con Alex e Sellit, ma se ne sarebbe lamentata. – No, io... non credo. Che cosa vuol dire che è un naturale?
– Che non ha bisogno di un Simpler per creare la distorsione – sussurrò Alex, protendendosi verso di me.
Sarebbe risultato più credibile se mi avesse detto che Dhamantin era in grado di volare. Pensai che mi stessero prendendo in giro, ma erano troppo seri per uno scherzo. E ancora non sapevo quanto drastiche si sarebbero rivelate le decisioni di Sellit.

giovedì 5 settembre 2024

Audioracconto - Le Olimpiadi della Biblioteca


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Tima Miroshnichenko da Pexels


Amici e amiche sportivi, benvenuti a un nuovo appassionante appuntamento con "Le Olimpiadi della Biblioteca"! Chi vincerà quest'anno, i Bibliotecari o i Topi di Biblioteca? Scopriamolo assieme con il commento di Quarta Di Copertina e del mitico Som Mario!

Le Olimpiadi della Biblioteca
(racconto breve adatto ai bambini e perché no, anche agli adulti!)

Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

Se ti è piaciuto:

   〰○♡☆➤       Iscriviti       ☺☆♡○〰
〰○♡☆➤ Clicca su mi piace ☺☆♡○〰
 〰○♡☆➤      Commenta      ☺☆♡○〰

A te non costa niente
ma per me fa un'ENORME differenza.

Grazie.

*******

Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/01/le-olimpiadi-della-biblioteca.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica:
Dizzy (Sting) di Max Surla & Media Right Productions
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=TLFDw8yC9X8);
Newsreel di Max Surla & Media Right Productions
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=7H42PkUIfZQ);
Enter the Maze di Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=CCczat1X-2I);
Dizzy di Max Surla & Media Right Productions
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=dTMJN6QfGMI).

Immagini di: Tima Miroshnichenko (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-libri-seduto-giocando-6598874/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/diversita-inteligente-smart-studenti-universitari-6549379/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-persona-giovane-alunno-6549633/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/sgabello-uomo-persona-libri-6550175/), Photo By: Kaboompics.com (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-suono-audio-parlando-6920066/), @felipepelaquim - (https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-cantante-vocalist-microfono-a-condensatore-8546523/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-studiano-6344239/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/amici-scuola-biblioteca-interni-6214724/), Yan Krukau (https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-libri-laptop-seduto-8199562/), Pixabay (https://www.pexels.com/it-it/foto/mouse-in-bianco-e-nero-51340/), Nikolett Emmert (https://www.pexels.com/it-it/foto/animali-domestici-roditori-fotografia-di-animali-sfondo-nero-26237047/), Andrea Piacquadio (https://www.pexels.com/it-it/foto/un-uomo-che-tiene-i-suoi-vecchi-libri-3769708/), Lobna Mahmoud (https://www.pexels.com/it-it/foto/libri-impilati-stanza-camera-10402079/), da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di andreas N (https://pixabay.com/it/photos/topo-selvaggio-mais-roditore-930803/), sibya (https://pixabay.com/it/photos/topo-roditore-ratto-topi-peste-3194768/), Silvia (https://pixabay.com/it/photos/molti-topi-capezzolo-topi-roditore-345805/) da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).