giovedì 30 maggio 2024

Audioracconto - Probabilità di vittoria: 0,016%


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Foto di Nataliya Vaitkevich da Pexels


Mentre tra le stelle un comandante alieno pianifica l'invasione della terra, due ragazzini giocano a un videogioco... che forse è più di quel che sembra.

Probabilità di vittoria: 0,016%
(racconto breve adatto ai bambini e perché no, anche agli adulti!)

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2021/12/probabilita-di-vittoria-0016.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Shroud di Silencyde (https://soundcloud.com/silencyde)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=BtgfcyKgTfo);
Itty Bitty 8 Bit di Kevin MacLeod (http://incompetech.com)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=hJPY8Qp8C8A).

Immagini di: Nataliya Vaitkevich (https://www.pexels.com/it-it/foto/ritratto-borsa-concettuale-sfondo-bianco-7172863/), Hamid Tajik (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-camminando-fuoco-vestito-7916386/), Dmitrii Fursov (https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-campo-villaggio-ufficio-4204094/), Vika Glitter (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-costume-maschera-battaglia-23232336/), Pixabay (https://www.pexels.com/it-it/foto/cielo-nuvoloso-417070/), Maksim Istomin (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-scuro-tempesta-giacca-9215631/), Engin Akyurt (https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografico-persona-presa-a-terra-pipistrello-con-spike-1461013/), Tima Miroshnichenko (https://www.pexels.com/it-it/foto/giocando-tecnologia-giovane-ragazzo-7046690/), ARMAN ALCORDO JR. (https://www.pexels.com/it-it/foto/cielo-notte-scuro-alberi-8390734/), Ryutaro Tsukata (https://www.pexels.com/it-it/foto/coppia-giovane-irriconoscibile-che-gioca-video-gioco-a-casa-5472251/), Tima Miroshnichenko (https://www.pexels.com/it-it/foto/giocando-tecnologia-giovane-ragazzo-7046690/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/seduto-giovane-ritratto-bambino-4710912/), da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).

lunedì 27 maggio 2024

L'audizione


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Foto di RDNE Stock project da Pexels


Quando avevo ricevuto l'invito all'audizione avevo pensato a uno scherzo o al solito tentativo di truffa, insomma, non capita tutti i giorni che i Rainbow Stars ti mandino un video per invitarti a fare un provino, e inoltre il luogo scelto, un parcheggio qualunque invece di un famoso teatro o di una sala prove esclusiva, mi puzzava di bruciato. E invece era vero, era tutto vero, come potei constatare dal mio prudente punto di osservazione sotto i portici dall'altra parte della strada. Eccoli lì, tutti e sei, appoggiati o seduti su un muretto nei loro sgargianti abiti di scena, che facevano del loro meglio per ignorare le auto che arrivavano a parcheggiare e i proprietari che tornavano a prendere. La più famosa crew di ballo del momento, i mitici Rainbow Stars, i magici Rainbow Stars. La mia migliore amica, Tatiana, quella che mi aveva mandato il video che mi aveva portato a quel momento, sarebbe morta d'invidia al sapere che stavo per incontrarli. Non le avevo detto niente, perché appunto non pensavo di trovarli davvero lì, nella migliore delle ipotesi esclusi truffa e scherzo supponevo avrei incontrato un assistente o un loro manager. Anche se alla fine mi avrebbero detto, come mi aspettavo facessero, un "ti faremo sapere", il minimo che potevo fare per farmi perdonare era chiedere un loro autografo non per me, ma per Tatiana.
La cosa strana era che nessuno di quelli che arrivavano al parcheggio li degnata di uno sguardo. D'accordo, i guidatori appartenevano a un'altra generazione e magari non erano così informati sugli idoli dei ragazzini, ma quelli erano i Rainbow Stars! Impossibile non averli mai visti su un cartellone o in una pubblicità. Erano praticamente dappertutto.
E adesso, in quel preciso momento, erano in un parcheggio dall'altra parte della strada, e attendevano me.
Presi coraggio, e non appena il semaforo divenne verde attraversai di corsa la strada per andare a raggiungerli.
E pensare che era iniziato tutto con quel video tutorial che Tatiana mi aveva girato qualche settimana fa. Nel video Mel e Kitty, due delle ragazze del gruppo, spiegavano i passi e le mosse per ballare una delle loro canzoni più famose, e tutto il gruppo poi concludeva chiedendo di filmarsi mentre si ballava e di inviare il video al form nel loro sito internet qualora fosse successo "qualcosa di strano". A casa mia, come spesso accadeva, le luci avevano iniziato a sfarfallare, e Tatiana mi aveva convinto che fosse abbastanza strano da valere la pena di inviarlo.
– Chissà, magari gli servono spezzoni dai fan per montare un video musicale corale, se ti va bene e il tuo gli piace ti fanno firmare una liberatoria e diventi famosa! – mi aveva detto Tatiana. – Sarebbe anche carino se per ringraziarti ti regalassero un paio di biglietti per il loro spettacolo, se succede prometti che ci porti me?
L'avevo promesso, senza aspettarmi più di tanto. Qualche giorno dopo era arrivata alla mia casella mail una video risposta che pareva proprio un autentico annuncio preconfezionato dai Rainbow Stars, ma di questi tempi non si può mai essere sicuri fino in fondo con tutti i fake che girano, che mi annunciava di essere stata selezionata per un provino, con un numero telefonico da chiamare per accordarmi su data e orario. Dato che alla voce che aveva risposto al telefono avevo detto di non potermi allontanare più di tanto da quella zona della città, senza dire che quello era il mio percorso casa-scuola e ritorno, mi era stato riferito di presentarmi in quel parcheggio in un orario che per me era subito dopo la scuola.
Il che presentava un vantaggio e uno svantaggio. Vantaggio: comunque fosse andata, per giustificare il ritardo con i miei genitori non mi serviva dire nulla di più che un "sono rimasta a chiacchierare con Tatiana e ho perso l'autobus!". Svantaggio: avrei dovuto affrontare quel provino, se davvero si trattava di quello, a pancia vuota e col cervello in pappa dopo un'ora di verifica e due interrogazioni.
Non era l'ideale per un'occasione così importante, no, per niente.
Nell'avvicinarmi sentii il gruppo discutere animatamente.
– Possibile che abbia cambiato idea? – diceva Mel.
– Spero proprio di no, tesoro – le rispondeva Vic. – Di tutto il mucchio, lei era quella più promettente.
– Forse ha avuto paura – aggiungeva Kitty.
– Sarebbe tragico per noi e per lei. – Questa era la voce sempre un po' malinconica di Lucia. – Ma per noi, soprattutto. Vorrebbe dire che ci siamo sciroppati tutte quelle ore di filmato di ragazzini scatenati e privi di talento per niente.
– Oh, eccola arriva! – l'aveva interrotta Max, diminutivo di Maxine, e a quel punto avevano tutti alzato la testa e fatto silenzio.
Io ero lì, un po' impacciata, di fronte ai miei idoli, con un giubbotto un po' liso sulle maniche addosso e lo zaino stretto al petto, nel rombo di motore delle automobili che andavano e venivano.
Assolutamente impreparata a quello che mi attendeva.
Chantal, la leader e fondatrice dei Rainbow Stars, abbassò gli occhiali e mi fissò da sopra il bordo delle lenti. – Allora? Sei qui per ballare, quindi... mostraci che sai fare.
Mi guardai attorno, distratta dal ticchettio dei tacchi di una signora che era passata giusto dietro di me per andare a prendere la sua auto. – Qui? Cioè... così, senza la musica?
Alle mie parole Mel, seduta sul muretto, mise i piedi a terra e Kitty fece un passo avanti, ma Chantal le bloccò con un braccio.
– No. Così, senza musica. I passi li conosci, fai quelli del tutorial.
Sospirai, misi a terra lo zainetto da una parte, mi tolsi il giubbotto e lo appoggiai sopra, poi tornai davanti alla crew in attesa. Cominciai lentamente, destra, sinistra, giro, battimani in alto e scivolata di lato, e poi mi sciolsi, anche senza musica scoprii di riuscire a farlo, mi bastava immaginarla, me la ricordavo a memoria quella canzone. Dietro di me scattò l'allarme di un'automobile parcheggiata ma non ci feci caso, non lasciai che un rombo di motore, o il passaggio di una persona o qualsiasi altra cosa mi distraesse, finché non vidi Vic dare una leggera gomitata a Lucia e indicarle in alto.
– Te l'avevo detto che lei era vera – lo sentii bisbigliare.
Ero troppo curiosa. Sbirciai in alto e vidi i lampioni del parcheggio, che a quell'ora avrebbero dovuto essere spenti, lampeggiare di luce incostante. Anche i fari delle auto, ora che ci facevo caso, si erano accesi attorno a me, senza nessun guidatore a comandarli. Mi bloccai, e non riuscii più ad andare avanti con i passi che avevo imparato dal loro tutorial.
– Elettrodanza – commentò Chantal. – Questa è nuova.
Ma io già mi stavo avviando a riprendere lo zainetto e il giubbotto. – Scusate. È stata una pessima idea, non dovevo venire, ma che mi sono messa in testa...
– Eh no, tesoro, non puoi mollarci così adesso – fece Vic, che mi aveva aggirato per bloccarmi la strada nel suo sgargiante completo arancione. – Un talento come il tuo è molto molto raro, e non puoi permetterti di sprecarlo.
Mel e Kitty mi raggiunsero parlottando allegramente, e in breve fui circondata dai Rainbow Stars al completo.
– Tutto quello che vedi nei nostri spettacoli, tesoro, è merito dei nostri talenti – mi spiegò Vic. – Mel, che come saprai ha scelto come nome d'arte Melody, mai nome fu più appropriato, può creare la musica solo ballando. Kitty stessa cosa, solo che lei si occupa più della parte ritmica.
– Già – commentò Chantal. – So che ti sembrerà assurdo, ma è tutto vero. I giochi di luce? Non sono fari colorati, ma è Vic che balla. E il mio talento è la Pirodanza, quindi tutto ciò che riguarda fiammate e fuochi d'artificio, è merito mio. Mentre... – Chantal indicò le altre due, ma lasciò che fossero loro a presentarsi.
– Quando ci sono io... diciamo che non c'è bisogno della macchina della nebbia – fece Max.
– E se vuoi rinfrescarti un po' ti basta chiedermi di ballare – mormorò Lucia, poi si corresse: – Intendo... non che abbasso la temperatura, ma che faccio l'effetto vento. Ballando. Suona malissimo, vero?
Non feci in tempo a rassicurarla che Chantal riprese: – Dovrai un po' affinare il controllo sul tuo talento, ma con un intenso programma di prove insieme, dovresti prenderci la mano. Benvenuta nei Rainbow Stars!
L'annuncio mi colse del tutto impreparata.
– Cosa?
Ci volle un buon quarto d'ora di ulteriori spiegazioni, e rassicurazioni che la proposta era seria, ma alla fine, dopo che mi ebbero anche rivelato che se non avessi usato il mio potere lo avrei perso, come era accaduto ad altri candidati che avevano preferito aspettare che fosse troppo tardi per entrare nella crew, ero pronta a farci un pensierino.
L'unico ostacolo a quel punto era come dirlo ai miei genitori, e peggio ancora, come dirlo a Tatiana.

sabato 25 maggio 2024

Coacervo

Coacervo [co-a-cèr-vo] s.m. Mucchio disordinato di cose o di elementi concettuali; accozzaglia.

Etimologia: dal verbo latino coacervare, "accumulare", composto da cum, "con, insieme", e da acervare, "ammucchiare".



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Foto di Ron Lach da Pexels


Questa era una verità indiscutibile: le stanze dei ragazzi erano sempre un coacervo di roba. A differenza di quelle delle bambine e delle ragazze, che erano lustre e ordinate con la sola eccezione di una giovane marieth che però era un maschiaccio e non stava mai ferma, i ragazzi sembravano in grado di tirar fuori da chissà dove più vestiti, giochi, libri e ammennicoli di quelli che ricordavo di aver comprato loro.
E se per il caso del bambino shoeleo che aveva iniziato da qualche mese a sperimentare il suo potere di plasmare la materia era facile capire da dove venissero gli oggetti in più nella sua stanza, per gli altri rimaneva un mistero.
– Questo non ricordo proprio dove l'ho preso – dissi un giorno a Gabriele, mostrandogli una giacchetta in pelle con il collo bordato di pelliccia che avevo trovato in una delle stanze lasciate in disordine. – Escludendo un caso di amnesia indotta, perché non abbiamo ancora un sotenver tra i ragazzi... non ce lo abbiamo, vero?
– Non che io sappia – replicò il mio "angelo" alieno, lasciandomi con un minimo di dubbio.
– Escludendo quello – ripetei – non mi resta che ammettere che con l'aumentare dei bambini che ospitiamo in questa casa, gli oggetti acquisiscono man mano la straordinaria proprietà di moltiplicarsi a dismisura.
Non si può controllare l'entropia dell'universo, diceva in quei casi Gabriele. E io replicavo che mi bastava avere il controllo di quella dentro casa.
Nei primi tempi ebbi la mia dose di problemi ad adattarmi alla convivenza con un gruppo di bambini dotati ciascuno di un diverso potere che sembrava quasi magico, e a capire esattamente chi faceva cosa. Per non parlare della telepatia, il tratto in comune di quasi tutti loro, che a volte rendeva la mia mente un coacervo di pensieri e voci diverse, non meno disordinata delle camere dei maschi.
Le cose cambiarono quando imparai a schermare la mia mente e a dettare le regole.

giovedì 23 maggio 2024

Audioracconto - La lettera mai scritta


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Foto di Pixabay da Pexels


Ascolta il primo racconto della serie qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2024/05/audioracconto-la-lettera.html

Dopo i fatti narrati in "La lettera", Gardenia Fleur si reca a Mediaterram con la più improbabile delle compagnie per risolvere un mistero. E intanto immagina che cosa avrebbe potuto scriverle la sorella.

La lettera mai scritta
(racconto breve di genere fantascienza)

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2022/05/la-lettera-mai-scritta.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Allemande (Sting) di Wahneta Meixsell
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=aP9jtH1Oql0);
Venkatesananda di Jesse Gallagher
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=AgQBnNCuEbw).

Immagini di: Pixabay (https://www.pexels.com/it-it/foto/penna-stilografica-marrone-356372/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/interno-della-stanza-207730/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/lotto-libro-etichettato-207636/), Polona Mitar Osolnik (https://www.pexels.com/it-it/foto/vista-interna-della-biblioteca-1837726/), Emre Can Acer (https://www.pexels.com/it-it/foto/lampadario-color-ottone-2079451/), Ivo Rainha (https://www.pexels.com/it-it/foto/vista-dall-alto-della-libreria-con-scale-rosse-1261180/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/mano-fiori-libri-lettera-6918489/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di Samitinjay V (https://pixabay.com/it/photos/pergamena-carta-copia-spazio-fiori-8495323/) da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).

Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0 (https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/) e da Soniss (https://sonniss.com/)

lunedì 20 maggio 2024

Il robot che non sapeva di essere un robot


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Foto di Tara Winstead da Pexels


L'erba del prato nel parco privato di Virginia Blake era mantenuta a un'altezza costante da una schiera di robot rasaerba, notò Jeremy nel passeggiare lungo un vialetto. Non che fosse qualcosa di insolito per chi poteva permetterseli, ovvero una grossa fetta della popolazione dato che il prezzo di quei marchingegni dalla programmazione grossolana si era notevolmente abbassato dai primi giorni della loro comparsa, ma forse per deformazione professionale lui tendeva a notarne sempre la presenza.
Così come notava le telecamere di sorveglianza posizionate in punti strategici del parco, o un drone in volo, o il robot ballerino con cui stavano giocando due bambine, probabilmente amiche, accompagnate dalle rispettive famiglie.
Erano tutti prototipi di quello che lui era riuscito a realizzare, e presto il mondo lo avrebbe saputo. Nella tranquillità sospesa di quel parco, con il rombo dei motori e i clacson insistenti nel traffico ridotti a un bisbiglio lontano, Jeremy scoprì di essere nervoso. Non lo era stato mentre assieme a Virginia Blake cercava di portare la sua grande opera, il suo capolavoro, al sicuro dalle grinfie di chi voleva impossessarsene. E non sarebbe stato altrettanto nervoso, immaginò Jeremy, se avesse dovuto annunciare a tutte le tv locali e nazionali di essere lui l'androide.
A quanto ne sapeva, Karin la stava prendendo incredibilmente bene. Troppo. Un po' di umana ansia nel mettersi a quel modo al centro dell'attenzione sarebbe stata auspicabile, ma Jeremy ormai non si faceva illusioni. Virginia Blake era riuscita a farla funzionare di nuovo, a sbloccarla da quello stato di torpore in cui la rivelazione della sua vera natura l'aveva precipitata, ma nulla di più.
La ragazza inconsapevole che aveva inciso una canzone e goduto di un momento di effimera gloria, quella che aveva saputo emozionare con la sua voce dal palco di un night club era scomparsa per sempre.
Jeremy si fermò di fronte alla statua metallica che raffigurava un robot. Nessuno avrebbe potuto scambiare quella cosa orribile per un essere umano. Ecco cos'era diventata Karin.
– Dovrei essere meno critico. – Jeremy scosse la testa. – Quello che ho ottenuto in fondo è un successo. Il programma funziona, è una vera intelligenza artificiale, una mente pensante, consapevole e in grado di evolversi, la prima nel suo genere.
– Parli da solo, bimbo? – interloquì una voce femminile alle sue spalle.
Jeremy strinse i pugni. Virginia Blake. Sapeva di essere giovane, tanto più giovane della magnate che aveva finanziato in segreto il suo lavoro e anche dei colleghi con cui aveva compiuto quell'impresa, ma non sopportava di essere sminuito in quel modo.
Litigare su un nomignolo però le avrebbe solo fornito una cartuccia in più per affermare quanto fosse appropriato. "Non sarò io quello infantile", si disse Jeremy.
– Pensavo che questo fosse un parco privato – le disse invece, voltandosi e additando le famigliole con bambini e ragazzi impegnati a pilotare droni, smontare e rimontare piccoli automi e giocare a scacchi contro bracci meccanici.
– È aperto alle famiglie dei miei dipendenti – replicò Virginia Blake. Labbra rosse, trucco impeccabile, proprio come ci si aspettava dalla regina di un impero dei cosmetici. – È un bene curare le giovani menti, i futuri inventori del domani, specie se ragazze.
Jeremy si lasciò sfuggire un sogghigno. – Specie se queste giovani menti, al momento del loro debutto, si presenteranno truccate dalla VB Cosmetics.
Ecco cosa seccava tanto Virginia: che non poteva schiaffare lui in prima pagina a fare da testimonial al suo marchio. Doveva accontentarsi di avere un androide dalle fattezze femminili. La pubblicità era il motivo per cui aveva insistito su quel punto prima di concedergli un finanziamento.
Jeremy sbirciò la statua del robot alle sue spalle. – Karin è pronta? – chiese soltanto.
Lui aveva passato qualche ora in compagnia degli avvocati della VB Cosmetics per rivedere il contratto che lo legava al misterioso finanziatore, ora non più tanto misterioso, ma supponeva che a Karin non fosse stato riservato un simile diritto.
Anche se Virginia aveva insistito che per recuperare la sua autonomia decisionale doveva essere trattata come una persona, in termini legali non poteva essere altro che una proprietà.
– Ha avanzato delle richieste – gli disse invece Virginia Blake, sorprendendolo. Se era in grado di pretendere qualcosa, di negoziare, di non lasciare che disponessero liberamente di lei come fosse un oggetto, forse non tutto era perduto.
– Che cosa...? – fece Jeremy.
– Spese mediche – ribatté Virginia Blake. – Chiudi la bocca, bimbo, non per lei. Lo sa che non le servono. Per il suo amico, il pianista.
– Quello che è stato ferito? – chiese Jeremy. Buona parte della giornata era trascorsa, e il sole che tramontava dietro i grattacieli lo lasciò in compagnia di una brezza fresca. Lontano, all'ingresso del parco, le famiglie con le ragazzine che si erano interessate al robot ballerino stavano tornando a casa.
Erano passate solo poche settimane, eppure Jeremy sapeva che anche a distanza di anni avrebbe ricordato quella notte. La notte in cui aveva recuperato Karin in maniera così rocambolesca, sfuggendo ai suoi ex soci che avevano stretto accordi con finanziatori assai più loschi di una regina dei cosmetici.
Del tipo che non esitava a riprendersi con la forza un investimento e a eliminare ogni ostacolo.
– Non sapevo nemmeno che fosse ancora vivo – ammise Jeremy, vergognandosi un po' nel rendersi conto che anche lui non aveva guardato in faccia a nessuno pur di riprendersi la sua creatura.
– Lo è – replicò Virginia Blake. – Ma non è per le conseguenze di quella notte che mi ha chiesto di finanziare l'operazione a cui dovrà sottoporsi, se lo desidera. Lo sapevi che il pianista è sordo? Conseguenza di un incidente di qualche anno fa, a quel che mi ha detto Karin.
Jeremy non lo sapeva, e nemmeno gliene importava più di tanto, se non per un dettaglio. Era quasi comico. Il robot che non sapeva di essere un robot e il musicista che non sentiva la musica. Avrebbero fatto una bella coppia, se non fosse arrivato lui a distruggere tutto quanto.
Ora che il robot sapeva di essere un robot, era più che giusto che il musicista tornasse a sentire.

sabato 18 maggio 2024

Serraglio

Serraglio [ser-rà-glio] s.m. (pl. -gli) 1. Insieme di animali esotici e selvaggi tenuti in gabbia per esibizione; il luogo in cui vengono custoditi. 2. fig. Raggruppamento rumoroso e indisciplinato di persone.

Etimologia: dal latino sera, "serratura", mediante la forma seraculum trasformata poi in serallium.



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di Ravi Kant da Pexels


Anche se l'idea era stata mia, non mi ero aspettata che fosse così facile. Ma una volta pagato il prezzo d'ingresso mi permisi di gongolare.
– Visto? Problema risolto. Ed è tutto merito mio. Come la mettiamo ora, signor erede dell'universo?
Il ragazzo dagli occhi arcobaleno mi scoccò un'occhiata torva.
– Un problema che tu stessa hai creato – mi ricordò. – Risolverlo era il minimo. Ma aspetta a cantare vittoria, non è ancora finita.
Dovevamo raggiungere l'ufficio del Ghiottone, spiegargli la situazione e convincerlo a farlo rientrare nel suo universo bolla. Non era sufficiente che fosse lì con la mente, in un sogno: per essere al sicuro da chi lo voleva morto, doveva essere lì del tutto.
Ci eravamo lasciati alle spalle la folla degli spettatori quando udimmo una voce sbraitare: – Digli di fare di più!
Nel riconoscerla il ragazzo dagli occhi arcobaleno accelerò il passo, ansioso, ma poi si arrestò e mi fermò con un braccio di traverso alle successive parole: – Digli di sguinzagliare tutti i messaggeri, lo deve far tremare di terrore, lo deve convincere a tornare da me, subito. Ne ho bisogno, ora!
Sbirciai il ragazzo che digrignava i denti. Volevo chiedergli che cosa succedeva, ma non ne ebbi il coraggio.
– Hai sempre gli altri, puoi... – disse un'altra voce, una voce di donna, suadente.
– Non m'importa di tutto il maledetto serraglio, se non posso avere lui! Io ho fame! Va' dal nostro amico, adesso, e ricordagli chi lo ha messo sul suo bel trono...
Il ragazzo dagli occhi arcobaleno mi afferrò per un polso e mi trascinò via da lì.
– Aspetta! – sbottai quando ci infilammo dietro le gabbie degli animali. Protetti dalle sbarre del serraglio, mi permisi di sussurrargli tra i ringhi di bestie dall'aspetto bizzarro: – Siamo così vicini, non puoi andartene adesso.
– Possibile che tu non abbia capito? – sbottò Lui in un tono disperato che mi riempì di paura. – Quello che abbiamo appena sentito... vuol dire che è lui che comanda l'usurpatore, e io non sono al sicuro qui.

giovedì 16 maggio 2024

Audioracconto - La lettera


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Foto di John-Mark Smith da Pexels


Avrebbe dovuto incontrare sua sorella Dalia in una stanza virtuale, e invece Gardenia trova una lettera ad attenderla.

La lettera
(racconto breve di genere fantascienza)

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2017/10/la-lettera.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Allemande (Sting) di Wahneta Meixsell
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=aP9jtH1Oql0);
This Too Shall Pass di Scott Buckley (https://www.scottbuckley.com.au/library/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=OHMQZ-rBKnM).

Immagini di: John-Mark Smith (https://www.pexels.com/it-it/foto/busta-di-carta-marrone-sul-tavolo-211290/), Cup of Couple (https://www.pexels.com/it-it/foto/modello-lettera-bouquet-tenendo-8015642/), (https://www.pexels.com/it-it/foto/lettera-stelo-carta-di-credito-carta-8015525/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/modello-tavolo-di-legno-natura-morta-vuoto-8015628/), Angela Roma (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-mano-scrivania-banco-7319305/), Ron Lach (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-romantico-bianco-lettera-10660564/), Miriam Salgado (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-mano-lettera-lettura-10733404/), Leeloo The First (https://www.pexels.com/it-it/foto/testo-4544716/), Alexa Popovich (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomini-militare-anziano-elegante-17782891/), cottonbro studio (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-alto-lettera-casa-6924678/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/mani-donna-sentimenti-seduto-6924676/) da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
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lunedì 13 maggio 2024

Giocare con le ombre


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Foto di Carla Schizzi da Pexels


Non era un grande parco, quell'angolo di verde in periferia, ragionavano le mamme e i papà che dalle panchine seguivano le allegre scorribande dei rispettivi pargoli. Niente a che vedere con il Parco Giochi tematico e super attrezzato che si trovava in centro città, ma c'era spazio per tutti, facendo a turno. C'erano due scivoli, tre altalene appese e una basculante, una sabbiera e una struttura da arrampicata con scalette, corde, ponti e reti.
Insomma, volendo, il bambino avrebbe potuto tranquillamente giocare assieme agli altri.
Il problema, a quanto pareva, era che lui non voleva.
Se ne stava sempre da solo, di fronte al muro di cinta esposto al sole, come fosse stato in castigo. E questo non perché qualche bulletto lo avesse allontanato, isolato, rifiutato. Anzi, sia i bambini che gli adulti erano andati più volte a chiedergli di unirsi ai giochi degli altri, ma l'unica risposta che ricevevano, immancabilmente, era: – Perché non venite anche voi a giocare con le ombre?
Con tante altalene e scivoli a disposizione inutile dire che gli altri bambini, quelli normali secondo la definizione dei loro genitori, lo lasciavano ogni volta per rientrare nella rumorosa caciara al centro del parchetto, dove correvano e si dondolavano e gridavano fin quasi a perdere le forze e il fiato... quasi, perché quando per i loro genitori era ormai giunto il momento di tornare a casa, i bimbi miracolosamente ritrovavano energia e voce per strillare: – Un altro po'... voglio restare ancora un po'!
Il bambino solitario invece no, non urlava e non si affannava. Se ne stava tutto il giorno nel posto che si era scelto accanto al muretto esposto al sole, a disegnare con le mani ombre di uccelli e musi di cani ed elefanti e altre figure umane e animali così realistiche che quasi si sarebbe immaginato di vederle un giorno staccarsi dal muro e volare o correre via.
Qualcuno dei piccoli vocianti scalmanati ogni tanto si fermava e si godeva lo spettacolo con ammirazione, e in certi rari casi vi erano stati uno o due ragazzini che avevano provato a imitarlo, ma per quanto lui avesse lasciato loro spazio e offerto suggerimenti su come incrociare in modo corretto le dita per creare questo o quel disegno con l'ombra delle mani, nessuno sembrava mai alla sua altezza, e ben presto i suoi emuli si stancavano di un gioco che sebbene sembrasse così semplice quando a farlo era il bambino delle ombre, a loro non riusciva mai altrettanto bene.
Il bambino delle ombre, così avevano preso a chiamarlo tra loro i genitori degli altri marmocchi, perché non ce n'era uno che interrogandolo fosse riuscito a farsi dire il suo nome. Il piccolo sembrava sempre troppo concentrato nel suo gioco per rispondere a simili scomode domande sulla sua identità, o aggirava l'argomento parlando d'altro. Nessuno, inoltre, aveva mai capirò chi fossero e dove fossero suo padre e sua madre. Più di una volta c'erano state conte tra i presenti per indicare i rispettivi pargoli, e nessuno aveva mai indicato il bambino delle ombre così come nessun adulto era mai rimasto fuori da quel conteggio. Possibile che la sua famiglia lo mollasse in quel parchetto al momento dell'apertura mattutina e lo venisse a riprendere appena prima che il custode mettesse le catene ai cancelli? Doveva essere così, anche se nessuno li aveva mai visti, poiché il bambino delle ombre era già lì, al suo posto accanto al muro, quando arrivavano le prime mamme con ragazzini urlanti e carichi d'energia da sfogare da una notte di sonno seguita da una colazione con troppi zuccheri, ed era ancora lì quando gli ultimi papà trascinavano via con piglio severo i marmocchi più recalcitranti; ma quando passava il custode per il giro d'ispezione prima di chiudere, il bambino delle ombre non c'era più. E non era possibile che si fosse rifugiato nel casotto dei bagni, o arrampicato su qualche albero, o nascosto sotto gli scivoli per restare dopo l'orario di chiusura: il custode, da quando ne aveva notato la presenza, aveva iniziato a passare in rassegna ogni volta tutti i possibili nascondigli.
D'altra parte, di notte, col sole tramontato e tutti i lampioni spenti, il suo unico gioco era necessariamente sospeso. Che motivo avrebbe avuto di restare lì?
Questi erano i pensieri dei bravi genitori degli altri bambini, che in cuor loro biasimavano e condannavano la cattiva famiglia che lo lasciava solo tutto il giorno. Erano preoccupati per lui.
Poi giunse l'anno 1798, quello in cui in tanti videro l'apparizione in piazza durante i festeggiamenti, e le ombre smisero di essere una cosa innocua.
Da quel momento in avanti i bravi genitori non si degnarono più di preoccuparsi per il bambino delle ombre e incominciarono invece a temere per i loro figli, con quello strano bambino in giro. Raccomandavano sempre di non avvicinarlo, di non parlargli, di non giocare con lui. Sebbene avessero più volte allertato le autorità su quel ragazzino sospetto, questo non si faceva mai trovare quando mandavano qualcuno a controllare. E immancabilmente tornava al suo posto una volta scampato il pericolo di vedersi portar via e interrogare da chi aveva il potere e la volontà di farlo.
Qualcuno avrebbe potuto chiamare paranoia l'ossessione dei genitori nei confronti del bambino delle ombre, e avrebbe avuto torto.
Il giorno in cui le ombre si sollevarono in massa in quella parte della città c'è chi giura, mentre scappava dal parchetto di periferia con il proprio frugoletto frignante in braccio, di aver visto il bambino delle ombre camminare tranquillo in mezzo a quelle apparizioni da incubo, c'è chi giura di averlo visto trasfigurarsi in una silhouette oscura come tutte le altre, e c'è perfino chi giura di averlo udito chiedere con la sua vocetta cantilenante e allegra: – Perché scappate? Dai, tornate qui, venite a giocare con le ombre assieme a me!

sabato 11 maggio 2024

Anacoreta

Anacoreta [a-na-co-rè-ta] s.m. (pl. -ti) Eremita, asceta.

Etimologia: dal greco anachoretes, derivato da anachoreo, "cambio di luogo", formato da ana, "avanti, indietro", e da choros, "luogo".



Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Mehmet Turgut Kirkgoz da Pexels


– Il Sacerdote del Vento non è un anacoreta.
Questo mi aveva detto Zefiro, una volta che mi ero rallegrata con lui perché mi avevano portato lassù, lontana da tutto e da tutti. Non era stato all'inizio, no, all'inizio mi ero sentita sola e rifiutata dalla mia famiglia, mi ero sentita in punizione, in esilio. Poi, una volta abituata alla calma e al silenzio dell'altopiano, la mia nuova casa aveva iniziato a piacermi. Anche troppo, mi dissi, quando Glaucus, l'apprendista del Tempio dell'Acqua, venne a parlare con me per la seconda volta, a chiamarmi lontano dal luogo a cui ormai appartenevo. Non avevo un apprendista a cui lasciare la cura del mio tempio com'era stato per Zefiro quando se n'era andato, non ancora. Ma io, a differenza di lui, sarei stata via solo per poco tempo, e non sarei andata troppo lontano.
Nondimeno, la gente in città mi guardò passare con stupore, accompagnata dal giovane grondante d'acqua e da Syuss che mi seguiva volando da un tetto all'altro.
– Ma... Sacerdotessa! – mi apostrofò una donna con voce costernata. – Non dovreste lasciare il vostro tempio!
Allora mi voltai e le dissi le stesse parole che mi aveva detto Zefiro, anni prima: – La Sacerdotessa del Vento non è un anacoreta. – Poi volsi il mio sguardo agli altri che mi avevano fissato con meraviglia, confusione o indignazione. – Non è forse vero che il Vento è ovunque? Soffia qui tra i vicoli della città come sull'altopiano. Se resto presso il Tempio del Vento è affinché voi possiate trovarmi quando avete bisogno di me, ma non devo fare di quel luogo la mia prigione. Non è così che agisce il Vento. Non lo potete trattenere. Perciò non sorprendetevi se la sua Sacerdotessa andrà dove è necessario che sia.
Nel riprendere il cammino al suo fianco, scorsi il sorriso di Glaucus.
Sotto il peso del mio sguardo indagatore lui scosse la testa, spruzzando goccioline dai capelli zuppi tutto attorno. – Oh, niente. Quando non tieni per te i tuoi pensieri, si sente che sei la voce del Vento!

giovedì 9 maggio 2024

Audioracconto - Un tuffo nel passato


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Tim Grundtner da Pexels


Certi luoghi hanno una storia. E certe storie restano attaccate ai luoghi dove si sono svolte.


Un tuffo nel passato
(racconto breve di genere fantastico)


Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2021/12/un-tuffo-nel-passato.html

*******

Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Grass di Silent Partner
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=6ScfTwNNB8Q);
DD Groove di Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=MzF9lRDQG2g);
So Dramatic di Audionautix (https://audionautix.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=v8zJzp8Rpbc).

Immagini di: Tim Grundtner (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-vestito-bianco-che-cade-sul-pavimento-di-cemento-grigio-3856635/), Maria Argiroudaki (https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-case-casa-finestre-19746991/), Lei Wang (https://www.pexels.com/it-it/foto/occhiali-da-sole-donna-carino-felpa-con-cappuccio-12712072/), Marian Strinoiu (https://www.pexels.com/it-it/foto/estate-alberi-faro-abbandonato-15484778/), Ali Arapoğlu (https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-acqua-villaggio-estate-4863507/), Paul H (https://www.pexels.com/it-it/foto/rotto-trasporto-pubblico-autobus-abbandonato-5937653/), Pixabay (https://www.pexels.com/it-it/foto/treno-marrone-sotto-il-cielo-nuvoloso-358167/) e (https://www.pexels.com/it-it/foto/brown-barca-a-vela-sul-mare-durante-il-tramonto-37730/), Nairod Reyes (https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-alba-tramonto-spiaggia-18083049/), Karol D (https://www.pexels.com/it-it/foto/uccelli-bianchi-che-volano-3046305/), Alina Chernii (https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-moda-uomo-spiaggia-19115711/), Josh Hild (https://www.pexels.com/it-it/foto/camminando-viaggiatore-avventura-esplorazione-12586577/), Miki Czetti (https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-vicino-alla-foresta-111963/), Victoria Yurch (https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-natura-tramonto-onde-15830171/), David Dibert (https://www.pexels.com/it-it/foto/barilotto-e-corde-di-legno-635515/), David Lyutov (https://www.pexels.com/it-it/foto/luce-leggero-donna-notte-16458431/), Dagmara Dombrovska (https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-rosso-apple-mela-10000847/), Duran Ekiz (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-spiaggia-modello-cappello-18333478/), Purin Phanichphant (https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-uomo-tavolo-in-piedi-17270484/), Rony Stephen Chowdhury (https://www.pexels.com/it-it/foto/mop-grigio-e-marrone-sul-muro-bianco-3360701/), Maksud (https://www.pexels.com/it-it/foto/luce-leggero-mare-paesaggio-4090111/), Adrien Olichon (https://www.pexels.com/it-it/foto/dune-di-sabbia-nera-2387793/), Aron Visuals (https://www.pexels.com/it-it/foto/luna-piena-coperta-dalle-nuvole-3750779/), da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
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Effetti sonori da FreeSounds (https://freesound.org/) sotto licenza Creative Commons 0 (https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/).

lunedì 6 maggio 2024

Procurarsi clienti


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Cristian Benavides da Pexels


L'autolavaggio "Viadeimiracoli" era decisamente il migliore in città. Lo sapevano tutti i residenti ormai che non c'era posto più adatto per ripulire d'ogni sozzura il proprio mezzo di trasporto, e quanto agli stranieri, se non erano abbastanza furbi da farsi indirizzare là fin da subito, lo imparavano ben presto a proprie spese. D'altra parte, un cartello in bella mostra davanti alla struttura recitava questo slogan:

LAVIAMO TUTTO
(dall'autovolobile ecologica di ultima generazione al macinino del secolo scorso)
LEVIAMO TUTTO
(dalla polvere d'ogni giorno ai graffiti olografici indelebili)

E quando dico recitava, non intendo che c'era semplicemente scritto, bensì che il cartello stesso ripeteva le parole, di tanto in tanto, a ogni ora del giorno e della notte.
Uno può pensare che, con una tale efficienza, l'autolavaggio "Viadeimiracoli" sarebbe presto rimasto vittima del proprio successo, e invece no: i clienti non mancavano mai. Di più: era pieno di automezzi che facevano la fila per essere tirati a lucido, splendenti come nuovo. Non che i bravi cittadini muniti di un qualche mezzo di trasporto fossero particolarmente ossessionati dalla pulizia e dall'igiene nel corso dei loro spostamenti. Semplicemente, in città, qualunque cosa mobile o immobile che si trovasse per strada aveva la malaugurata tendenza a sporcarsi.
– Non sapevo di doverci mettere un telo sopra durante la notte – diceva il turista accanto alla sua 6x6 Trentasei con qualche chilometro di troppo sotto il cofano e qualche colore di troppo sopra, mentre attendeva in fila il proprio turno.
E un suo compare con un CamperCasa superattrezzato che proiettava ovunque indecifrabili scritte olografiche ribatteva: – Io sono già stato in tre autolavaggi, ma non sono riusciti a farci niente. Poi mi hanno mandato qua... mah, speriamo in bene.
– Maledetti ragazzini con i loro spray digitali olografici, è la quarta volta questo mese – si lamentava un riccone piuttosto contrariato di dover ancora portare la sua autovolobile modello Razzo Lunare a lustrare la carrozzeria.
– La mia Bessie non sopporta una macchia d'unto, figuriamoci questo sudiciume – sospirava un'anziana signora compita, che aveva preso un po' troppo a cuore la sua auto d'epoca su quattro banalissimi copertoni e del tutto priva, a dispetto di quanto andava dicendo, di una IA dotata di personalità.
– Oh, suvvia, io ci vengo volentieri – blaterava un damerino nel pettinarsi davanti allo specchietto, ovvero l'unica parte del suo veicolo che non fosse coperta da grumi di fango iridato. – Se solo il proprietario mi avesse lasciato almeno una volta entrare a lavarmi con la mia coupé...
Ed era vero: il proprietario dell'autolavaggio "Viadeimiracoli", la cui attività gli fruttava un gruzzolo di tutto rispetto in continuo aumento, non permetteva a nessuno di accompagnare il proprio mezzo nei meandri oscuri del corridoio di pulitura. A suo dire, il delicato meccanismo dell'autolavaggio completamente automatizzato era troppo sensibile per rischiare che qualche guidatore bene intenzionato ma sconsiderato lo rovinasse aprendo una portiera o un finestrino nel momento meno opportuno.
O così, o niente lavaggio, e dunque tutti quanti, nessuno escluso, una volta terminato la noiosa burocrazia della procedura di pagamento, abbandonavano a malincuore il loro adorato compagno di mille viaggi e spostamenti per andare ad attenderlo alla fine del corridoio di lavaggio. D'altra parte i numerosi e chiaramente udibili rumori di nastro trasportatore che scorre con un ronzio, il gorgoglio dei getti d'acqua, il sibilo degli asciugatori e la vista infine del proprio mezzo tirato a lucido che usciva nuovamente all'aria aperta li rassicuravano sulla precisione ed efficienza del processo automatizzato.
Quando poi veniva il turno dell'ultimo veicolo della fila e per il momento non ce n'erano altri in vista, il proprietario attendeva che il miracolo si compisse ancora una volta, e dopo aver congedato il cliente, entrava lui stesso nel corridoio di pulitura, sfidando getti d'acqua che deviavano non appena lo riconoscevano e bolle di sapone che giravano al largo non appena avanzava tra loro, e raggiungeva il cuore dell'autolavaggio, ovvero una giovanetta dalla pelle tanto variopinta da sembrare essere ricoperta da innumerevoli tatuaggi, la cui forma fisica andava e veniva dalla realtà tangibile quasi fosse un ologramma. Qualcun altro, in effetti, avrebbe potuto scambiarla per tale, ma non il proprietario dell'autolavaggio "Viadeimiracoli", che la conosceva da anni.
Non era da tutti riuscire ad assicurarsi l'aiuto di uno Spiritello Cromomante con specializzazione in Idrocinesi. Non era da tutti continuare a tenerselo accanto, data la natura estremamente volubile di queste creature. Per sua fortuna, il proprietario dell'autolavaggio aveva una riserva illimitata di Pietre Arcobaleno di cui il Cromomante era ghiotto, grazie a una stampante 3D a condensazione di spettro visibile opportunamente modificata. Lanciò infatti una delle pietruzze iridescenti allo Spiritello, che la afferrò e subito la inglobò nel suo essere, sbirciando poi avidamente il proprietario in attesa di altri bocconcini.
– Vai pure, adesso – le disse invece quest'ultimo. – Il lavoro è finito, vai a divertirti. Lancia schizzi di vernice dove ti pare, tingi i muri e le auto in sosta, crea i tuoi bellissimi graffiti olografici che nessuno potrà cancellare... a parte te. Poi però, se ne vuoi ancora – concluse, agitando sotto il naso della creatura un frammento di luce solida. – Sai dove tornare, e come puoi guadagnartela.
Il proprietario osservò con una certa soddisfazione lo Spiritello Cromomante farsi traslucido e prendere il volo, attraversando in un lampo il soffitto del corridoio di pulitura.
Nessun rimorso, da parte sua, nello sguinzagliarlo a far danni in città. D'altra parte, l'autolavaggio "Viadeimiracoli", il più efficiente nel suo genere, sarebbe ben presto rimasto vittima del proprio successo, se non avesse anche trovato il modo di procurarsi una scorta illimitata di clienti.

sabato 4 maggio 2024

Favellare

Favellare [fa-vel-là-re] v.intr. (aus. avere; favèllo ecc.) [sogg-v] lett. Parlare; raccontare, narrare.

Etimologia: dal tardo latino fabellari, "raccontare, discorrere", a sua volta da fabella, "discorso".


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero.
Foto di cottonbro studio da Pexels


– Guavdatevi dalle dame sussuvvanti – ci avvertì lo zerbinotto con un'occhiata sprezzante alle signore in fondo al salone. – Costovo favellano ognova alle tevga di stvanievi ignavi quali vossignovia.
Robert si accigliò, poi si protese a mormorarmi all'orecchio: – Sta forse dicendo che le signore laggiù parlano al c...
Gli diedi una gomitata e gli intimai: – Niente turpiloquio, cerchiamo di mantenere questo libro sullo scaffale della letteratura per ragazzi! Così ci saranno meno probabilità di trovarci descritte morti brutali e truculente. E comunque vuol dire che sparlano alle spalle, cretino... emh... sciocchino che non sei altro.
– Già, perché una patetica morte fuori scena, in stile madre di Bambi, è forse meglio? – puntualizzò Robert.
Non aveva poi tutti i torti. – Qualunque cosa succeda evitiamo di avere pargoli mentre siamo qui. Essere orfani è quasi un prerequisito obbligatorio per un protagonista, e io non ci tengo a essere la madre di un protagonista.
– Orfani, eh? – mormorò Robert, adocchiando le signore che parlottavano in disparte. – Scommetto che questo sarebbe un bel pettegolezzo da diffondere... oppure no, è un'idea stupida.
– Al contrario, è un'idea geniale – gli assicurai, e in men che non si dica, la storia era già pronta nella mia testa. – Senti qui, siamo entrambi orfani. Cresciuti dai nostri zii, tuo zio che ha sposato mia zia o l'inverso, felici e tranquilli in un piccolo paesello. E poi sono arrivati i draghi. I nostri zii sono morti, tutti nel villaggio sono morti, noi siamo gli unici sopravvissuti.
– Dimentichi la profezia – aggiunse Robert. – Con il suo ultimo respiro, mio zio e tua zia o l'inverso ci hanno consegnato una pergamena magica che certificava che noi siamo i Prescelti. Destinati a salvare il mondo o qualcosa del genere.
– Perfetto, così diventiamo di sicuro i protagonisti. Ora – mi chiesi, guardandomi attorno. – Dove sono andate quelle gentili pettegole di poco fa, che ho qualcosa di reamente interessante di cui favellare?

giovedì 2 maggio 2024

Audioracconto - Sogno o son desta?


Immagine liberamente disponibile su Pexels sotto licenza Creative Commons Zero
Foto di Rafael Cerqueira da Pexels


Se non riesci a svegliarti, come sai che stai dormendo?

Sogno o son desta?
(racconto breve adatto ai bambini e perché no, anche agli adulti!)


Trovi gli altri racconti sul canale YouTube: https://www.youtube.com/@lavocedellapiuma

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Tratto dal blog: La Piuma Tramante (http://lapiumatramante.blogspot.com/).
Il testo del racconto è leggibile qui: https://lapiumatramante.blogspot.com/2021/12/sogno-o-son-desta.html

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Testo, lettura ed editing video di: La Piuma Tramante (Elisa Zaccaria).

Musica: Folk Round di Kevin MacLeod (https://incompetech.com/)
dal canale Audio Library (https://www.youtube.com/watch?v=20d0J8t3y1g).

Immagini di: Rafael Cerqueira (https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-vacanza-donna-estate-4737483/), Maria Orlova (https://www.pexels.com/it-it/foto/strada-stretta-del-centro-storico-con-passaggio-ad-arco-e-tipiche-case-in-pietra-4917135/), Giannino Nalin (https://www.pexels.com/it-it/foto/uccello-agricoltura-fattoria-azienda-agricola-12188771/), Ryanniel Masucol (https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-animale-campagna-corda-7583806/), Basit Manzoor (https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-persone-display-esposizione-19868808/), Christoph Hanssen: (https://www.pexels.com/it-it/foto/strada-torre-crepuscolo-orologio-19867610/), PhotoMIX Company (https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-che-indossa-l-armatura-grigia-e-rossa-in-piedi-per-le-strade-226746/), Zaur Takhgiriev (https://www.pexels.com/it-it/foto/arciere-20372560/), da Pexels, distribuite ad uso gratuito (https://www.pexels.com/it-IT/license/).
Foto di Melanie (https://pixabay.com/it/photos/figli-ragazza-medioevo-mercato-780927/), da Pixabay, distribuito ad uso gratuito (https://pixabay.com/it/service/license-summary/).

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